Strage bus, Cantelmo: «Controllate tutti i viadotti italiani»

Processo Acqualonga. Il Procuratore chiede la trasmissione degli atti in Procura.

Dopo il disastro di Genova, un nuovo monito sulla sicurezza arriva da Avellino. Dove questa mattina è stato celebrato il processo su una strage che è costata la vita a quaranta persone.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Quella strage può ripetersi. E va evitato a tutti i costi. Dopo il disastro di Genova, con il crollo del viadotto Morandi che è costato la vita a 43 persone, un nuovo monito arriva da Avellino. Dove questa mattina si è celebrato il processo per un'altra tragedia della strada: quella dell'Acqualonga. Sull'A16, in Irpinia, nel 2013 un bus è precipitato causando la morte di quaranta persone. Oggi il perito, Felice Giuliani, ha ribadito quanto scritto nella sua consulenza: l'usura dei sistemi di ancoraggio delle barriere stradali ha impedito di reggere l'urto. Una condizione che – si legge nella sua perizia – potrebbe essere comune ad altri tratti stradali gestiti da Autostrade per l'Italia.

Il procuratore capo, Rosario Cantelmo, ha chiesto la trasmissione degli atti alla Procura. Fra i documenti il l verbale del Cda di Autostrade del 18 dicembre 2008 e un report del 2015 di Autostrade per l’Italia che descrive gli interventi sulle barriere.

Proprio Giuliani, rispetto all'usura delle barriere stradali dell'Acqualonga, scrive che i difetti degli ancoraggi “con molta probabilità devono essersi presentati anche in altri tratti della rete autostradale”. Soprattutto in “quelli accomunati dall'esposizione agli agenti aggressivi (in alta quota).

Un'ipotesi che per gli inquirenti avellinesi merita degli approfondimenti. In un momento delicatissimo per Autostrade. Dopo la tragedia di Genova, infatti, Aspi si trova al centro di una polemica con il governo guidato dal premier Conte. L'esecutivo ha attivato la procedura di revoca dell'appalto ad Autostrade per l'Italia che gestisce circa l'80% dei tratti autostradali italiani. Ora, in particolare l'ala grillina del Governo, spinge per una gestione pubblica di questo e altri appalti. Mentre Autostrade ha scelto di difendersi. E' chiaro che la controversia ruoti anche intorno alla prevenzione vera o presunta attuata in questi anni.

Anche nel caso di Avellino il perito afferma che Autostrade aveva l'obbligo, ogni due anni, di relazionare sullo stato delle barriere. Compito che sarebbe stato disatteso. In una email, che Ottopagine.it ha visionato, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti afferma di non aver mai ricevuto questa comunicazione. E' chiaro che, se le cose stessero davvero così, verrebbe comunque da chiedersi perché dal Ministero nessuno abbia mai sollecitato Autostrade. Chi controllava il controllore?