Omicidio Tornatore: nuovo giallo sulla pistola

Un'udienza dedicata all'ascolto di chi ha svolto le indagini. Attenzione su arma e proiettili.

Processo per l'omicidio di Michele Tornatore. Ascoltati gli investigatori dei Ris: «Nuovo mistero su proiettili e arma».

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Un nuovo giallo nell'inchiesta sull'omicidio di Michele Tornatore. Il 62enne di Montoro ammazzato a colpi di pistola e poi bruciato in un'auto ritrovata in una discarica. A Serre, frazione di Contrada. Il colpo di pistola rinvenuto accanto al cadavere e quello sequestrato nei pressi del garage del presunto assassino potrebbero essere stati esplosi da due pistole diverse. Lo ha spiegato il consulente balistico dei Ris di Roma sentito questa mattina in aula. Durante il processo a carico del 54enne di Montoro, Francesco Vietri (avvocati Anna Caserta e Italo Benigni), accusato di concorso in omicidio e distruzione di cadavere. Accusa, quest'ultima, che condivide con il 30enne di Fisciano, Pasquale Rainone, difeso dall'avvocato Marino Capone.

Alcuni carabinieri dei Ris sono stati ascoltati sugli accertamenti realizzati. Uno degli aspetti controversi ruota intorno a un paio di scarpe sporche di sangue sequestrate in casa di Vietri.Una delle ipotesi degli investigatori è che proprio quelle scarpe siano state lavate per cancellare la traccia ematica. Sul punto, come evidenziato dall'avvocato Caserta, non c'è  però alcuna certezza. Una traccia di sangue compatibile con quella della vittima è stata trovata su un secchio sequestrato nel garage di Vietri. Dove è stata rinvenuta anche una vanga sporca del sangue dell'imputato.

Per il consulente dei Ris il colpo recuperato nell'auto di Tornatore (proiettile deformato a causa del calore) potrebbe essere stato esploso da una pistola usata per segnalazioni acustiche o da un'arma artigianale modificata. Sulla questione è nato uno scontro accesso con l'avvocato Capone che riteneva l'ipotesi poco plausibile, per diverse ragioni tecniche a partire dalla pressione al momento dello sparo e dall'assenza dell'unghia estrattrice nella pistola per segnalazioni acustiche. Proprio l'arma del delitto non è stata mai trovata. A gettare ulteriori ombre sulla vicenda anche le testimonianze di un maggiore della sezione dattiloscopica dei Ris che ha spiegato come nessuna impronta di Vietri e di Tornatore sia stata trovata sulla vanga e sulla taniche con il liquido infiammabile usata per bruciare l'auto sulla quale c'era la vittima. 

L'udienza si è chiusa con la deposizione di una delle ultime persone ad avere visto Tornatore vivo: un uomo che incontrava spesso la vittima al bar di una pompa di benzina della zona.

Incalzato dal pm dell'antimafia, Simona Rossi, il teste ha confermato che Tornatore, il giorno prima della scomparsa, gli aveva parlato di problemi economici senza però scendere nel dettaglio. Uno dei moventi sul quale lavorano gli inquirenti è proprio quello legato a un debito non saldato. Un mistero sul quale aleggia lo spettro del clan Genovese. In una testimonianza resa ai carabinieri, infatti, anche una nipote della vittima aveva parlato di come Tornatore avesse fatto più volte riferimento a dei debiti da saldare. In aula erano presenti i parenti del 63enne assistiti dall'avvocato, Pasqualino del Guercio. L'indagine dell'antimafia, intanto, procede spedita: oltre agli imputati altre tre persone sono indagate per concorso in omicidio.