di Andrea Fantucchio
Un giallo che potrebbe avere svolte inattese: quello sulla morte di Carmine Taccone, il 30enne che è stato ritrovato cadavere nel carcere di Bellizzi, la mattina di Natale dello scorso anno.
«Aveva il braccio che penzolava e non ci rispondeva». I compagni di cella avevano chiesto aiuto, purtroppo era troppo tardi. L'autopsia e gli esami tossicologici hanno rilevato una intossicazione da metadone. Ma intorno al decesso di Carmine ci sono numerose ombre. Quando ha ingerito la dose letale? Questo uno dei quesiti intorno al quale ruota l'indagine condotta dal sostituto procuratore, Paola Galdo.
Delle risposte potrebbero arrivare dalla relazione stilata dal medico legale, Elena Picciocchi, e dalla tossicologa, Raffaella Petrella. Il documento è stato depositato giorni fa. E dovrebbe far luce sulle ultime ore di vita del 30enne: fra l'arresto e il decesso. Taccone è stato fermato dai carabinieri, nel pomeriggio del 24 dicembre. Dopo essere stato trasportato in carcere, «era molto provato e aveva freddo». Lo hanno raccontato i compagni di cella ai carabinieri.
Stando ad alcune indiscrezioni, la consulenza rivelerebbe come Taccone abbia assunto del metadone poche ore prima della morte, quando era già in stato di fermo. Eppure il 30enne non era iscritto al Sert e non avrebbe potuto prenderlo. Una delle ipotesi è che lo abbia assunto in caserma, prima del trasferimento in carcere. Anche se il drag test al quale è stato sottoposto nel penitenziario, poco dopo le 20, non ha rilevato tracce dello stupefacente. Ma Taccone potrebbe aver ingerito il metadone in cella o meno di due ore prima del test: spiegherebbe perché la sostanza non sia stata rilevata nelle urine. Questo è solo uno dei tanti misteri che ruotano intorno alla morte del 30enne: la sua famiglia, intanto, continua a chiedere la verità. Come è morto il figlio e se è stato fatto tutto il possibile per salvarlo.
