Strage bus, il pm: «12 anni al proprietario del pullman» VIDEO

Chieste le prime condanne. Le reazioni furiose dei parenti delle vittime.

La Procura ha chiesto le prime condanne nel processo a carico di quindici imputati coinvolti nell'inchiesta sull'incidente che, nel 2013, è costato la vita a quaranta persone. Chiesti dodici anni per il proprietario del pullman, Gennaro Lametta.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

«Ci vuole l’ergastolo. Vergogna, meritate la sedia elettrica». Le urla sono rimbombate nel corridoio del secondo piano del palazzo di giustizia di Avellino. Accompagnando un corteo di avvocati che ha guadagnato velocemente l'uscita del tribunale. Pochi minuti prima il sostituto procuratore, Cecilia Annecchini, aveva chiesto le prime tre condanne nel processo sulla strage del bus dell’Acqualonga. Dodici anni per Gennaro Lametta, proprietario del pullman Volvo precipitato dal viadotto, nove anni ad Antonietta Ceriola, ex funzionaria della motorizzazione di Napoli, e sei anni e sei mesi per l’ex collega, Vittorio Saulino. Le richieste di condanna hanno innescato la reazione di alcuni dei parenti delle 40 vittime, che hanno perso la vita in quel drammatico giorno d'estate del 2013.

Nella requisitoria, durata oltre tre ore, il sostituto procuratore ha ripercorso le condotte contestate agli imputati, accusati di falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito. Perché avrebbero concorso nella falsificazione di un documento informativo con i dati dell'Autobus da trasmettere alla banca dati del Ministero della Infrastrutture e dei Trasporti per ottenere il tagliando di avvenuta revisione. A tutti e tre è poi contestato il concorso in omicidio colposo e danni in relazione al crollo di costruzioni o altri disastri dolosi. Lametta avrebbe omesso la manutenzione del bus in officine specializzate, non realizzando neppure la revisione annuale. Saulino e Ceriola, il primo funzionario tecnico e la seconda come assistente amministrativo, sono accusati di aver rilasciato il documento fasullo permettendo al pullman di circolare, mentre il mezzo - per la Procura - non avrebbe mai potuto superare la revisione: sia per l'elevato grado di corrosione della struttura portante sia per la condizione dei pneumatici e il malfunzionamento della valvola di protezione 4 circuiti. Tutti elementi menzionati anche nella consulenza di parte degli ingegneri  Alessandro Lima, Andrea Demozzi, Lorenzo Caramma e Vittorio Giavotto.

Un altro capitolo del processo riguarda invece lo stato delle barriere e proprio la manutenzione che Autostrade per l'italia era tenuta a effettuare. Sull'argomento discuterà nella prossima udienza, il 10 ottobre, il procuratore capo, Rosario Cantelmo. Dalla perizia dell'ingegnere dell'Università di Parma, Felice Giuliani, emerge come le barriere fossero usurate e come Autostrade, in oltre dieci anni, non abbia mai spedito al Ministero dei Trasporti un progetto relativo a eventuali interventi. Ieri proprio Aspi ha depositato le controdeduzioni. E la Procura ha chiesto qualche altro giorno per poterle leggere. Poi, con ogni probabilità, arriveranno le richieste di condanna per i vertici di Autostrade.

Cantelmo ha già inviato gli atti in Procura per aprire una indagine, che si estenda a macchia d'olio a tutti i viadotti italiani con caratteristiche simili a quello dell'Acqualonga e che sono di competenza di Autostrade. Società finita nell'occhio del ciclone dopo il crollo del ponte Morandi a Genova: una tragedia che ha causato quaranta morti. Il Governo vuole infatti revocare l'appalto di gestione all'azienda in maggioranza controllata da una holding che fa capo alla famiglia Benetton. Anche per questo il processo di Avellino assume una rilevanza determinante. E potrebbe rappresentare un primo decisivo precedente.