Ci prendiamo l'auto: così minacciavano chi non pagava la coca

Avellino. Altri dettagli dell'inchiesta che ha portato all'arresto di sei persone.

ci prendiamo l auto cosi minacciavano chi non pagava la coca

Una operazione della Squadra Mobile di Avellino che ha sgominato un giro di cocaina, hashish e marijuana.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

«Guagliò, vedi che oggi ci veniamo a prendere l'auto sotto casa tua, all'ora di pranzo, ieri sera ne hai fatta una altra, lo vedi come ti stai comportando, lo vedi come ti stai comportando?»

«Mo che piglio lo stipendio»

«Stanno male ostinati, ieri sono andati pure sotto la casa tua, sono venuto anche da me perché volevano sapere dove stavi, sono tutti incazzati».

Questo è uno dei dialoghi finito nell'ordinanza di custodia cautelare a carico di sei persone di Avellino, accusate di spaccio di sostanze stupefacenti (Leggi tutti gli indagati e i dettagli dell'inchiesta). Un giro di cocaina, hashish e marijuana che si sarebbe sviluppato, fra il 2015 e il 2016, tra il capoluogo irpino e il ristretto hinterland. Fino a quando una indagine della Squadra Mobile di Avellino, diretta da vicequestore Michele Salemme, e coordinata dal pm, Luigi Iglio, ha portato agli arresti autorizzati ieri dal gip, Vincenzo Landolfi. Nelle oltre quaranta pagine di ordinanza si fa riferimento anche a delle minacce che proprio gli indagati avrebbero rivolto ai clienti che non saldavano i debiti.

Non solo telefonate, anche messaggi. Nel mirino degli investigatori è finito anche un sms spedito a un avvocato, consumatore di cocaina: «Avvoca 'o giorno che ti piglio sarà no brutto giorno per te». Una minaccia a cui – si legge nell'informativa – segue una chiamata del legale al presunto pusher.

Nuove intimidazioni: «Guarda, io ti dico una cosa... io non ti ho chiamato più, no...però ti sto cercando... se ti trovo vedi che passi un brutto quarto d'ora».

Minacce che sembravano aver sortito l'effetto sperato. La risposta dell'avvocato è eloquente: «No, ma io ve li voglio dare....» e poi ancora: «Datemi 2/3 giorni».

In una precedente conversazione l'indagato aveva annunciato che, per la consegna, avrebbe messo «un po' di latte in più». Una delle tante parole in codice che, secondo gli investigatori, coordinati dall'ispettore superiore Roberto De Fazio, le sei persone arrestate utilizzavano per riferirsi alla droga. Altre espressioni sospette sono, «supposta, patate, scarpa, pensierino».

Nei prossimi giorni gli indagati dovranno essere interrogati dal gip, quando saranno rappresentati, fra gli altri, dagli avvocati Gerardo Santamaria, Gaetano Aufiero, Carmine Danna e Loredana De Risi.