di Andrea Fantucchio
«Nessun organo competente – compresa la Polizia – può impedire la circolazione di un bus in quelle condizioni. L'unica sanzione possibile è un fermo amministrativo. Le barriere, poi, erano usarate». Uno degli stralci più importanti dell'arringa dell'avvocato Francesco Casillo, difensore dell'imputata Antonella Ceriola, ex funzionaria della motorizzazione di Napoli, per la quale il Procuratore capo di Avellino, Cecilia Annecchini, ha chiesto la condanna a nove anni. Nella requisitoria nel processo per la morte di 40 persone precipitate a bordo di un pullman dal viadotto Acqualonga, lungo l'autostrada A16 Napoli-Canosa il 28 luglio del 2013.
La Ceriola è accusata di aver falsificato la revisione del bus e di concorso in omicidio colposo plurimo e disastro colposo, perché proprio la falsificazione dei documenti, che aveva permesso al pullman di circolare, avrebbe contribuito in modo decisivo alla strage.
Per Casillo al centro delle accuse dovrebbero esserci invece proprio la mancata o comunque non sufficiente manutenzione delle barriere stradali e le condizioni pessime del pullman.
Il legale ha poi ripercorso le testimonianze di diversi superstiti che avevano segnalato più volte all'autista di fermarsi in seguito a diverse anomalie.
Sulla condizione pessima delle barriere stradali e la presunta mancata manutenzione si è focalizzata anche l'arringa del procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, che aveva chiesto la condanna a dieci anni di reclusione per l'ad di Autostrade Castellucci e per gli altri funzionari coinvolti nell'inchiesta. Nella prossima udienza sarà lasciato spazio all'avvocato di parte civile che ripercorrerà i tratti salienti di quella tragedia che, nel luglio del 2013, è costata la vita a quaranta persone. A dicembre è prevista la sentenza del giudice, Luigi Buono.
