di Andrea Fantucchio
Rubavano auto in tutta la Campania, anche ad Avellino. E le “riciclavano” affidandole a ricettatori di fiducia, usavano disturbatori di frequenza per evitare di essere intercettati. C'era anche chi era molto social e non rinunciava a foto e messaggini. L'indagine della Procura di Nola, che ha portato all'arresto di dieci persone, è scattata proprio dopo l'ascolto di alcuni vocali whatsapp. Erano nell'archivio del cellulare di un 37enne di Mugnano del Cardinale, M.P., arrestato nel garage della suocera: per gli investigatori la base operativa della banda. Sono questi alcuni dettagli che emergono dalle 93 pagine di applicazione delle misure cautelari, firmate dal gip di Nola, Martino Aurigemma. I carabinieri hanno arrestato otto persone e altre due sono state sottoposte all'obbligo di dimora: per gli inquirenti le attività criminali ruotavano, in larga parte, intorno a una famiglia di Mugnano del Cardinale (una 53enne raggiunta dall'obbligo di dimora e un 57enne finito in cacere con il figlio e un cugino, domiciliari invece proprio per il cognato).
A settembre del 2017 i carabinieri hanno eseguito una perquisizione in un garage del mandamento. Lì hanno trovato M.P. che lavorava ad alcune auto. Nel box erano parcheggiate cinque auto rubate fra Napoli e Avellino. Gli investigatori hanno iniziato a lavorare su delle note audio, fotografie, messaggi e chiamate, trovate nel telefono dell'indagato. Una traccia social che poi è stata ampliata da intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a una lunga attività di appostamento. Nel garage è stato rinvenuto anche uno Jammer, un disturbatore di frequenza utilizzato per rendere impossibili le intercettazioni e il rilevamento della posizione dei mezzi rubati. Insomma - per gli inquirenti - non si trattava di sprovveduti.
Venti i furti d'auto che sono finiti nel mirino della Procura di Nola. Decine e decine le conversazioni intercettate. In una telefonata si faceva riferimento a un «bel puledro...», che può fruttare «due e due» (2.2000 euro), per gli inquirenti una delle tante parole in codice per indicare un cavallo di ritorno.
La banda aveva rubato un'auto e contattato il proprietario per accordarsi sui termini del "riscatto". L'appuntamento era in viale Umberto Maddalena, a Napoli, dove erano già state restituite altre vetture. A telefono E.F., di Mugnano, ritenuto l'organizzatore e il promotore dell'organizzazione criminale, precisa: «Fuori al bar... sempre fuori al bar».
L'Audiera stata rubata a Castellamare di Stabia l'1 novembre. In una conversazione tra E.F. e il padre, per gli investigatori quello che procura i clienti alla banda, l'Audi viene ritenuta un buon affare.
«Ieri feci un cavallo di ritorno a Castellamare... l'ho dato a due e due... 650 euro per ciascuno abbiamo preso! Eh,. Mia cattiva la cosa!». Dice E.F. In quell'occasione sarebbe stato pagato anche un custode: incaricato di sorvegliare l'auto rubata fino alla restituzione. Per il gip gli arresti si motivano con l'esistenza di «un sodalizio nato per il furto e poi la reimmissione dei veicoli rubati sul mercato.... dopo aver ultimato le operazioni di bonifica». Le auto – si legge nell'ordinanza che Ottopagine.it ha potuto visionare – vengono poi vendute a ricettore o restituite ai proprietari dopo il pagamento.
