di Andrea Fantucchio
L’assunzione del figlio per “chiudere un occhio” sui controlli del personale. L’accusa a carico del capo dell’Ispettorato interregionale del Lavoro di Napoli, Renato Pingue. Arrestato ai carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, guidati dal capitano Quintino Russo. Nel mirino del procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, sono finiti due imprenditori: un atripaldese e un salernitano di Pontecagnano Faiano. I militari hanno eseguito un sequestro da due milioni di euro, firmato dal giudice per le indagini preliminari Fabrizio Ciccone, a carico dell’amministratore delegato di una spa e del legale rappresentante di una società che opera nella fornitura della manodopera.
L’alto funzionario è finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai suoi doveri di ufficio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le società sotto indagine erano state oggetto di verifica ed accertamento di irregolarità da parte degli ispettori del Lavoro, dipendenti del funzionario arrestato. L’indagato, in cambio dell’assunzione del figlio, nel corso dell’accertamento, avrebbe dato disposizioni affinché nelle comunicazioni ai lavoratori, riuniti in cooperative, fossero omesse informazioni indispensabili per consentire di rivalersi sulle spettanze e sui contributi mai percepiti da parte delle due Spa committenti.
Sono stati sequestrati decine di conti correnti per congelare l’equivalente dei due milioni di euro che deriverebbero dalle condotte estorsive contestate, in concorso, ai due imprenditori. Per gli inquirenti entrambi avrebbero esercitato forti pressioni, minacciando anche il licenziamento, per costringere i lavoratori a firmare verbali di conciliazione a condizioni estremamente svantaggiose rispetto all’effettivo dovuto. Nei prossimi giorni l’indagato, finito ai domiciliari, comparirà davanti al gip e avrà l’occasione, se non rimarrà in silenzio, di offrire la sua versione dei fatti.
