di Andrea Fantucchio
«Mio marito adorava i suoi bimbi. La mattina stava scendendo di casa. Armando piangeva nella culla. Lui lo ha preso e lo ha portato nelle mie braccia. Poi è andato a lavoro». Per Antonietta Oliva il tempo si è fermato a quel maledetto otto febbraio del '93. Quando alla fermata del bus, a Torrette di Mercogliano, i killer aspettavano suo marito: Pasquale Campanello. Agente in servizio al carcere di Poggioreale. Loro sono in quattro, tutti armati. Hanno lasciato entrare l'agente penitenziario nel cortile, poi hanno fatto fuoco. Quattordici volte, quattro pallottole hanno centrato Campanello alla testa. Una esecuzione. Gli assassini sono fuggiti. Venticinque anni senza risposta. Un movente probabilmente legato alla grande professionalità di Campanello. Agente incorruttibile in servizio nel padiglione Venezia, del carcere di Napoli, dove c'erano molti affiliati di camorra. Forse uno sgarro ritenuto inaccettabile. O, probabilmente, il fatto di non essersi piegato. Di non aver girato la testa, come all'epoca fecero in molti. Quando lo Stato - ci sono sentenze a rivelarlo - purtroppo trattava con la camorra. E i boss come Cutolo intrattenevano rapporti coi servizi segreti. In tanti si piegavano, ma non poliziotti come Campanello. (Alle 14.00 su 696 Tv l'intervista con il collega Angelo Giuliani)
Antonietta non ha rinunciato a cercare la verità. Si è rivolta al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
«Mi ha promesso un incontro. Voglio vedere se ci sono gli estremi per riaprire il caso».
Il prossimo 16 novembre, al Teatro d'Europa di Cesinali, ore 19.00, si terrà proprio il premio “Pasquale Campanello”, arrivato alla quarta edizione. Un appuntamento targato Libera che, in quell'occasione, proietterà il documentario realizzato da Giovanni Centrella. “Un giorno come tanti”: questo il titolo del docufilm. Per raccontare aspetti inediti del dramma dell'agente penitenziario e il Pasquale che nessuno conosce.
«Per la prima volta parlo di Pasquale come uomo. Ci sono anche ricordi belli. Quelli con i nostri bambini. Il suo amore ci è mancato tantissimo». Questa mattina, in conferenza, erano presenti Emilia Noviello, referente provinciale di “Libera Avellino” e Antonio Di Gisi, referente presidio “Libera Atripalda”.
