Caso Isochimica, Arriva insieme alla svolta legislativa italiana che prevede anni di carcere e pene dure per chi commette ecoreati la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per tutti e 29 gli indagati per disastro ambientale e omicidio colposo, nell'ambito della maxi inchiesta sulla fabbrica dei veleni di Borgo Ferrovia.
A sei mesi dalla notifica della conclusione delle indagini arriva la svolta giudiziaria. Un vero terremoto giudiziario che si scatena nel clou di una agguerrita campagna elettorale per il rinnovo del Governo di Palazzo Santa Lucia, che proprio sui temi dell'ambiente si sta infuocando.
La richiesta depositata dal procuratore Rosario Cantelmo, dai pm Roberto Patscot ed Elia Taddeo è ora sulla scrivania del Giudice per le udienze preliminari, Fabrizio Ciccone, che dovrà fissare la data dell'udienza preliminare.
Gli accusati a vario titolo potrebbero dover rispondere di reati gravissimi che vanno dal disastro colposo, all'omicidio plurimo colposo, disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e abuso d'ufficio. Lo scorso novembre erano stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini ai 29 indagati.
«Finalmente la svolta giudiziaria è arrivata - commenta Carlo Sessa, ex lavoratore dell'Isochimica -. La invochiamo da anni a dispetto di chi ha sempre detto che le nostre accuse erano infondate e le nostre richieste ingiuste. Ci auguriamo che giustizia sia fatta e che finalmente chi ci ha fatto ammalare paghi. In questo giorno particolare per la nostra storia e i nostri destini pensiamo ai nostri ex colleghi che oggi non ci sono più. Carmine Iacobelli, Antonio Graziano e Antonio Solomita. Sono i nomi degli ultimi tre ex operai, tre amici dell'Isochimica morti. Oggi pensiamo a loro, più di ieri».
Nell’azienda avellinese di proprietà di Elio Graziano, negli anni ’80, i lavoratori erano assunti per scoibentare a mani nude l’amianto dalle carrozze dei treni. Quasi tremila in sei anni. La fabbrica killer è stata chiusa, infatti, solo nel 1990. Secondo una stima approssimativa almeno 20mila tonnellate di amianto sarebbero state sotterrate nel piazzale della fabbrica.
Un lungo elenco di indagati in cui ci sono Elio Graziano, proprietario di Isochimica spa, Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca responsabili della sicurezza all'interno della fabbrica. I funzionari di Ferrovie dello Stato Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti.
Richiesta di rinvio a giudizio per la giunta comunale del 2005 del Comune di Avellino, l'allora sindaco Giuseppe Galasso, e suoi assessori del tempo Sergio Barile, Raffaele Pericolo, Antonio Rotondi, Ivo Capone, Giancarlo Giordano, Luca Iandolo, Tony Iermano, Donato Pennetta, e Antonio Spina, ma anche l'attuale sindaco della città di Avellino, Paolo Foti, i due dirigenti Franco Tizzani, oggi in pensione, e Luigi Angelo Cicalese, per l'Asl il funzionario Michele De Piano e Luigi Borea responsabile dell'Unità Operativa amianto.
La lista e lunga e comprende ben 29 nomi. tra questi c'è il responsabile del procedimento Giuseppe Blasi, i responsabili delle società che avrebbero dovuto effettuare le operazioni di bonifica Biagio De Lisa amministratore delegato della Eurokomet srl e Giovanni D'Ambrosio amministratore unico della Geisa, Giovanni Rosti amministratore delegato di Team Ambiente, Francesco Barbieri amministratore unico della Pescatore srl, Francesco Di Filippo amministratore unico della Hge Ambiente srl, Leonida Gabrieli nella sua qualità di curatore fallimentare dell'Isochimica.
Simonetta Ieppariello
