Camorra Capitale, è atteso il verdetto in Cassazione

Tra i 61 arrestati anche il boss della Caudina Domenico Pagnozzi

Avellino.  

Domani 11 giugno la Suprema Corte di cassazione, V sezione penale, presieduta dal dottore Nappi, sarà chiamata a stabilire se a Roma si è radicata la “camorra”, se questa operi stabilmente nella capitale come più volte ribadito alla stampa di recente dal Procuratore capo  Pignatone.         

Come si ricorderà l’inchiesta denominata “camorra capitale”  portò qualche mese fa  a 61 arresti, tra i quali c’era anche il boss della Valle Caudina Domenico Pagnozzi. Numerosissime sono le  fonti di prova, rappresentate da intercettazioni, video riprese, servizi di pedinamento e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, contenute in oltre 120mila pagine di cui è composto l’impressionante carteggio curato dagli inquirenti. Indagini sfociate in una corposissima ed articolata ordinanza di custodia cautelare di oltre 1000 pagine, confermata in toto dal Tribunale del riesame di Roma .

Tra i reati contesti ci sono quelli di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al narcotraffico, numerosissimi episodi droga, riciclaggio, estorsioni, usura , intestazioni fittizie ed armi. 

Adesso si è in attesa di conoscere  anche i giudici di legittimità convalideranno il meticoloso lavoro degli inquirenti.

Il boss campano Pagnozzi è ritenuto dalla Dda romana  al vertice della cupola capitolina il quale, alla luce dell’articolato  ricorso per cassazione redatto nel suo interesse dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli, ha anche chiesto alla quinta sezione della Suprema Corte di cassazione  di rimettere la  decisone del ricorso alle Sezioni Unite alla luce della particolare importanza delle questioni giuridiche trattate, sviluppate in ben undici  motivi di impugnazione. In particolare, il penalista ha eccepito che «per ritenere configurabile il reato di associazione camorristica e/o mafiosa è necessario che questa debba esteriorizzare in loco (nel caso di specie nella città di Roma) la sua mafiosità mediante atti violenti capaci di creare timore nella popolazione non essendo sufficiente la capacità di intimidazione che la camorra ha nei territori di provenienza».

Con il verdetto atteso nella  serata di domani si avrà conferma o meno delle infiltrazioni camorristiche giunte sino al luogo dove viveva e vive l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano .

Infatti, oggetto di sequestro è stato  il bar “il Tulipano”, sito nel rione Monti, luogo di incontro degli associati,  oltre ad essere stati sequestrati esercizi commerciali siti anche nel centro di Roma , tra cui una nota gioielleria a Piazza Barberini.