Si è tenuta questa mattina l’udienza della Corte d’Appello di Napoli che in secondo grado ha competenza di giudizio per i responsabili della strage di Avellino.
La tragedia avvenne il 28 luglio 2013, quando un pullman di turisti torna a casa da una gita nei luoghi di Padre Pio. Lungo la discesa dell’A-16 Napoli-Canosa, all’altezza di Monteforte Irpino, il bus, guidato da Ciro Lametta, fratello del proprietario dell’agenzia che aveva organizzato il viaggio – Gennaro Lametta – iniziò a sbandare a seguito del distacco del giunto cardanico che garantisce il funzionamento dell’impianto frenante. Dopo aver percorso quasi un chilometro senza l'uso dei freni, ondeggiando e tamponando le auto in movimento, il bus – nel tentativo di frenare la corsa - si affianca alle barriere guard-rail del viadotto che cedono provocando una caduta di 25 metri e 40 morti.
La sentenza di primo grado. Il Tribunale di primo grado di Avellino ha attribuito le maggiori responsabilità della strage al proprietario del bus Gennaro Lametta, condannato a 12 anni di reclusione e alla funzionaria della Motorizzazione Civile di Napoli Antonietta Ceriola, condannata a 9 anni. Lametta affidò al fratello Ciro un pullman fatiscente, privo dei documenti di revisione, e assolutamente non in grado di circolare in sicurezza.
Condannati anche i dirigenti di Autostrade per l’Italia Nicola Spadavecchia e Gianluca De Franceschi, a 6 anni di reclusione, Michele Renzi, Paolo Berti, Bruno Gerardi e Gianni Marrone, a 5 anni.
La strage poteva essere evitata. Il perito Felice Giuliani, che è stato ascoltato precedentemente dal giudice monocratico di primo grado del Tribunale di Avellino Luigi Bono, attraverso una propria valutazione, aveva riferito che l’impatto del bus sulle barriere laterali Acqualonga fu di striscio ed a una velocità più bassa (89 km/h) di quella stimata (92 km/h). Sostanzialmente, secondo Giuliani, l’incidente poteva essere evitato perché le barriere avrebbero potuto reggere il colpo se i tirafondi non fossero stati corrosi dal sale che, in quella zona autostradale, viene utilizzato in inverno per fronteggiare neve e ghiaccio. In breve, se l’infrastruttura fosse stata sottoposta a manutenzione adeguata e periodica, probabilmente il bus avrebbe potuto evitare la caduta.
Questa mattina, in sede di Corte d’Appello, era nuovamente prevista la testimonianza del Giuliani. Non è stato possibile escutere il teste perché i difensori di Autostrade per l'Italia hanno fatto richiesta al Giudice di poter interrogare il perito servendosi del supporto dei propri consulenti. La corte non ha accolto la richiesta, e questi si sono rifiutati di sottoporlo a interrogatorio.
L’udienza così è stata rinviata al 3 febbraio 2022, data in cui verranno anche sciolte delle riserve su alcune richieste delle parti.
In modo particolare, l'avvocato Sergio Pisani, difensore di Gennaro Lametta, ha depositato richiesta per la comparizione in aula del meccanico dell’officina, che avrebbe avvitato i perni della trasmissione una decina di giorni prima dell’incidente. Questa testimonianza, supportata anche da alcune registrazioni ambientali, potrebbe provare che un'opera di manutenzione sul veicolo in realtà era stata effettuata.
Martina Barca
