Prosegue la fase istruttoria del processo iniziato ad ottobre 2021 e messo in piedi a seguito dell'inchiesta del 2017 sulle onlus irpine Aias e Noi Con Loro, specializzate nell'assistenza ai disabili.
Oggi, in particolare, è stato esaminato il teste del Pm, maresciallo della guardia di finanza che in quel periodo si è occupato di seguire l'indagine e in particolare di esaminare le intercettazioni, nonché il giro di denaro che avveniva tra le società, con relativi dati contabili falsificati.
L'indagine nasce dalla convinzione della Procura dell'esistenza di un sistema che negli anni avrebbe distratto fondi pubblici destinati alla sanità grazie alla collaborazione di aziende che operavano in settori differenti: dall’informatica all’edilizia.
Nello specifico, viene contestata la distrazione di un milione e 356mila euro dai conti Aias in favore di alcune aziende che non hanno nulla a che fare con la sanità.
I reati contestati a vario titolo ai dieci indagati per questo processo sono di peculato, malversazione ai danni dello stato e truffa aggravata.
In particolare è stata focalizzata l'attenzione su un bando di 199mila euro per la digitalizzazione e messa in rete delle biblioteche di Noi con Loro. Una somma che sarebbe stata ottenuta illecitamente con artifici e raggiri, che hanno indotto in errore la Regione Campania. In questo progetto finanziato dalla Regione l'accusa è stata mossa anche nei confronti di Anna Maria Scarinzi e di Simona e Floriana De Mita, rispettivamente moglie e figlie dell'ex premier Ciriaco De Mita, per aver svolto consulenze informatiche specialistiche senza averne titoli e requisiti, tra l'altro mai fornite. Il compenso per il servizio è stato di 10mila e 620 euro in favore di Ausonia It S & R Srl Servizi, società di Scarinzi e delle De Mita.
Ora, appurato il fatto che la responsabilità penale sia individuale, che viga la presunzione di innocenza fino a sentenza penale passata in giudicato e che l'aspetto giudiziario dello scandalo Aias-Noi con Loro sia di competenza dei magistrati giudicanti, nonché degli avvocati coinvolti - è certamente materia di interesse pubblico la "questione morale" sollevata dalla vicenda, la montagna di soldi pubblici utilizzati per chissà cosa, il coinvolgimento di istituzioni, servizio pubblico e servizi alla persona rivolti ad una categoria che dovrebbe essere particolarmente protetta, quale quella dei diversamente abili.
L'eco che la vicenda si porta dietro non sarà mai abbastanza per confutare l'ipotesi, divenuta dopo tutti questi anni quasi tesi, che in Irpinia, con la sua scena politica miseramente sgarrupata, continuino a sedere ai tavoli sempre gli stessi uomini che hanno lasciato che la vicenda si evolvesse in sordina perché troppe le figure istituzionali presuntamente coinvolte.
