Avellino, post diffamatorio contro Cosimo Sibilia: condannato 76enne di Calitri

Il 76enne della provincia irpina è stato condannato ad una multa di seicento euro

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Avellino.  

di Paola Iandolo 

Il settantaseienne G.T. di Calitri è stato condannato ad una multa di seicento euro dal giudice monocratico del Tribunale di Avellino per diffamazione aggravata, con il riconoscimento delle attenuanti generiche e il risarcimento da definire in sede civile per il danno chiesto dalla parte offesa. Nel mirino del settanteseienne l’allora parlamentare irpino Cosimo Sibilia, alla guida della Lega Nazionale Dilettanti, che aveva sporto querela per quello che aveva ritenuto un contenuto diffamatorio nei suoi confronti. L’ex parlamentare si è anche costituito in giudizio, rappresentato dall’avvocato Alberico Galluccio.

Il commento incriminato è riferito ad un post pubblicato il 12 marzo 2021 su facebook sotto a un post pubblicato da un terzo soggetto, nel quale Cosimo Sibilia, Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, si congratulava con Valentina Vezzali per l’incarico dalla stessa assunto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: “dai le dimissioni pappone”. E nonostante l’autore del post avesse cercato di difendere il parlamentare, aveva anche rincarato la dose, con le parole: “se dico ciò che ho detto, perché lo conosco molto bene”.

Il processo è stato tutto incentrato sulla portata diffamatoria della parola “pappone” e sull’operato di Sibilia alla guida della Lega Nazionale Dilettanti. Per la difesa il riferimento a “pappone” era legato al cumulo di incarichi da parte del deputato e non aveva intenti diffamatori. La parte civile invece ha messo in evidenza che non si trattasse di incarichi ma di cariche elettive. Nel corso del processo è stata messa in dubbio la gestione degli enti ritenendo che dal punto di vista economico contabile fosse fraudolenta. Con documenti alla mano la difesa di Cosimo Sibilia ha dimostrato che vi è stato un miglioramento economico nella gestione della LND Campania. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che ha condannato il leone da tastiera.