di Paola Iandolo
Al Circolo della stampa di Avellino sono stati presentati i Comitati per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Presenti Alfonso Maria Gallo per Sì separa, Salvatore Pastore Segretario Provinciale del Partito Liberaldemocratico per Giustizia sì, Amerigo Festa, Presidente Provinciale di Tempi Nuovi – Popolari Uniti e Giuseppe Vetrano per il Comitato Giuliano Vassalli.Presente anche Matteo Hallissey, presidente nazionale di +Europa e Radicali Italiani che ha precisato subito "Le ragioni del sì sono legate al concetto di giustizia giusta e al tentativo di migliorare la giustizia del nostro Paese. Questa riforma non risolverà tutti i problemi, ma rappresenta un grande passo avanti: avere carriere separate e una magistratura non soggetta alle correnti politiche. Questa non è una riforma del governo Meloni, né voluta da Berlusconi; è una riforma radicale, liberale, per chi crede davvero in una giustizia giusta.
È fondamentale sostenerla e contrastare le fake news del fronte del no, che hanno diffuso la menzogna secondo cui la magistratura finirebbe sotto il controllo dell’esecutivo. Non è così: la giustizia sarà più libera. La riforma separa le carriere dei magistrati e dei pubblici ministeri, crea due diversi CSM e un’Alta Corte disciplinare, togliendo potere alle correnti interne della magistratura che oggi possono condizionare la vita e l’operato dei magistrati. Con l’Alta Corte Disciplinare e i due CSM separati, il sistema sarà allineato agli standard dei principali Paesi europei. L’Italia è uno dei pochi Paesi democratici senza separazione delle carriere. Questa riforma è una questione di giustizia e di democrazia”. A coordinare i lavori Bruno Gambardella. Tante le voci che hanno espresso le ragioni del Si.
Alfonso Maria Gallo di Più Europa ha chiarito che “questa è una riforma che prova a correggere qualcosa che, da tempo, in Italia si tenta di fare: la separazione delle carriere. Lo fa in un modo molto simile a quanto aveva proposto il Partito Democratico nel 2019, con soluzioni come il sorteggio, tanto criticato, che era stato proposto dallo stesso Gratteri fino al 2020, o come sostenuto da giornalisti come Travaglio. Per me, in questo momento, è importante dire sì a questo referendum, proprio per dissociarlo dal governo Meloni o da un governo di destra, e ricordarsi che, in tutta la politica, ci sono campagne di disinformazione. Questo referendum non mette i giudici sotto la politica; non è un pericolo per la giustizia.
Anzi, è lontano da quanto racconta la destra, che promette di risolvere tutti i problemi e rendere la giustizia più rapida. Questo è falso. È altrettanto falso e pericoloso presentarlo come un referendum che conferisce potere all’esecutivo sui giudici. Tale potere sarebbe incostituzionale, perché vietato dalla nostra Costituzione. Per questo è importante distinguere ciò che è corretto da ciò che è falso, analizzare i cambiamenti che, per quanto non giganteschi, rappresentano dei passi avanti. Quando ci sono progressi, superiamo il concetto di maggioranza o opposizione e pensiamo agli italiani. È qualcosa che aiuta: per questo votiamo sì”.
Il docente Bruno Gambardella, già assessore alla Cultura nel suo intervento ha chiarito che “La riforma è sicuramente parziale e non risolve tutti i problemi della giustizia italiana, come la lentezza, eccetera. Però almeno mette un argine a quelle che sono le cose più scandalose emerse dai racconti degli stessi giudici, da Palamara ad altri, che hanno denunciato un CSM lottizzato, degno della peggior partitocrazia della Prima Repubblica. Con la separazione delle carriere, avremo almeno giudici terzi, che non condivideranno la stessa stanza e la stessa carriera con i pubblici ministeri.
Il cittadino potrà così sperare di avere un arbitro imparziale, non un arbitro appartenente alla squadra avversaria. Ripeto: è un primo passo, parziale, ma necessario e fondamentale, perché completa un processo iniziato con Giuliano Vassalli e poi proseguito con la Cartabia. Siamo a un passo da un primo grande obiettivo, quindi tutti insieme dobbiamo dire sì alla riforma, indipendentemente dal fatto che venga da un governo di destra che si sta dimostrando giustizialista e panpenalista. Se anche il governo di centrodestra propone occasionalmente una riforma seria che può portarci nella direzione giusta, questa proposta va sostenuta”.
L'avvocato Giuseppe Vetrano già assessore ha puntato il dito sul merito: “Bisogna evitare che questa riforma e questo referendum si trasformino in un plebiscito pro o contro la destra, o pro o contro Meloni. Questa riforma può essere bocciata solo se si prescinde dal merito, cioè dal contenuto. Il contenuto della riforma è sostanzialmente coerente con tutti i passaggi storici del nostro ordinamento giuridico.Prima, la riforma dell’ex ministro Giuliano Vassalli, che modificò il sistema penale trasformandolo da inquisitorio ad accusatorio. Secondo, la modifica dell’articolo 111 della Costituzione nel 1989, approvata a larghissima maggioranza. Questo articolo stabilisce che il processo giusto è quello in cui le parti si confrontano paritariamente davanti a un giudice terzo e imparziale.
La terzietà del giudice si realizza solo separando le carriere, non separando solo le funzioni. Andare contro questa riforma significa andare contro una riforma di civiltà, tipica degli ordinamenti liberali e democratici. Lo dico da sinistra: questa riforma non allontana la sinistra, ma si colloca in un sentimento ampio presente nel Paese”. Salvatore Pastore Segretario Provinciale di Avellino del Partito Liberaldemocratico ha detto: “Avremo finalmente un giudice terzo e imparziale. Con un giudice terzo e imparziale, l’Italia diventerà un Paese più moderno. Avremo una giustizia più trasparente, maggiore tutela per il cittadino e maggiore certezza del diritto e della pena”.
L'avvocato Amerigo Festa, Presidente Provinciale “Tempi Nuovi – Popolari Uniti”, ha aggiunto: “occorre a mio avviso ripristinare l'equidistanza oggettiva e soggettiva delle parti nel corso dei processi. Il primo passo è quello di realizzare la separazione delle carriere perché sia la prassi denunciata sostanzialmente dal magistrato Palamara, sia la sostanza che si vive nel corso delle udienze fa immaginare, lascia immaginare che vi sia una certa interferenza da parte di alcune fette della magistratura requirente sui giudicanti, su alcuni giudicanti, e questo comporta un vulnus alla terzietà del magistrato. Quindi nel momento in cui questa riforma passerà pienamente a regime, non si creeranno quelle possibili interferenze che dal punto di vista concreto oggi possono realizzarsi, in quanto si realizza finalmente la terzietà del giudicante rispetto alle parti in causa.
Il primo aspetto è questo, ma secondo me questa riforma è una specie di montagna che ha partorito il topolino, praticamente, perché occorre che vi siano successivamente nuove riforme le quali assicurino condizioni di equidistanza oggettiva, nel senso che alla difesa debbono essere garantiti una serie di strumenti e quindi potenziare le garanzie difensive perché la parità tra l'accusa e la difesa possa essere concretamente realizzata, soprattutto nella fase più importante che rappresenta un po' quello che è stato lo stimolo affinché si adottasse questa riforma, soprattutto nella fase delle indagini preliminari, nella quale vengono in rilievo situazioni come il patrimonio e come la libertà personale, nell'ambito della quale una maggiore presenza di un ampliamento delle garanzie, soprattutto da parte della difesa e delle possibilità ad essa consentite, possa condurre effettivamente al giusto processo”.
