Un paziente psichiatrico di 24 anni detenuto nella Rems di San Nicola Baronia, è giunto in codice rosso in ospedale ad Avellino.
Il giovane è stato trasportato prima al pronto soccorso dell'ospedale Frangipane, da qui a causa della mancanza di posti, per evitare una lunga attesa in barella, non è mai sceso dall'ambulanza ed è stato dirottato su disposizione della centrale operativa del 118 prima a Sant'Angelo dei Lombardi e successivamente viste le sue gravi condizioni, il giorno successivo ad Avellino dove si trova attualmente in prognosi riservata.
Accusava febbre alta, era debilitato, in uno stato soporoso e in condizioni igienicamente assai precarie nella sua stanza. I fatti risalgono alla serata piovosa di San Valentino, lo scorso 14 febbraio ma solo oggi è trapelata la notizia. Un intervento del 118 durato dalle 23 della sera alle 3 di notte del giorno successivo con un codice che da giallo è diventato rosso.
I medici avrebbero riscontrato una grave infezione batterica acuta, che necessitava di un intervento sanitario immediato nella struttura detentiva irpina prima ancora della serata in cui è stato allertato il 118, ma nessuno sembrerebbe si sarebbe accorto delle sue condizioni critiche.
Si tratta della stessa struttura dei misteri balzata alla cronaca nell'ottobre scorso per la tragica morte di un 60enne massacrato all'interno da un 29enne finito poi in carcere a Bellizzi. Episodi di violenza che sono purtroppo all'ordine del giorno. Ben tre decessi negli ultimi anni, un gesto estremo, un secondo dovuto al rifiuto di cure e l'omicidio del 29enne.
"La Rems è una struttura detentiva-sanitaria per persone che hanno una pericolosità sociale e dipende esclusivamente dalle Asl.
C’è una videosorveglianza, una vigilanza esterna affidata a gestori privati, non c’è nessuna sicurezza interna, né la possono vivere gli operatori sociosanitari e i medici, i quali non possono avere questa doppia funzione.
Occorre mettere in campo - aveva evidenziato Ciambriello quattro mesi fa - ma sul serio, protocolli di prevenzione e tutela delle persone all’interno della struttura e operatori della sicurezza.
Le Asl mettano in campo percorsi terapeutici riabilitativi per gli autori di reato affetti da disturbi mentali, i quali non possono avere solo un’assistenza sanitaria, farmacologica e vivere l’ozio. Ci vogliono dei veri progetti di trattamento, di inclusione sociale, culturale e ricreativa. Ci vogliono più terapisti della riabilitazione e prevedere finanziamenti per gli enti del terzo settore che entrano dall’esterno ad integrare queste attività".
