Avellino, soldi per superare l'esame per l'insegnamento: chiuse le indagini

A firmare l'avviso il sostituto procuratore Andrea Corvino: 4 gli irpini coinvolti

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Secondo l'accusa: 15mila euro a candidato, corrisposti in tranche da 5mila euro ciascuna

Avellino.  

di Paola Iandolo 

Ottenevano soldi per far superare la prova selettiva del concorso per il TFA (la specializzazione nell’insegnamento di sostegno) bandito dall’Università di Cassino: sono state chiuse le indagini per trenta indagati. Quattro gli irpini - residenti ad Avellino, Montoro e Atripalda - che hanno ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini insieme altri indagati. A scoprire il giro di mazzette per avere in anteprima le domande della prova selettiva del luglio 2023 la Guardia di Finanza e la  Procura di Cassino.

Lo scandalo è scoppiato a gennaio 2025 quando sono scattati gli arresti per due docenti dell’università di Cassino ed il titolare di una scuola privata di formazione con sede a Sora, mentre un direttore dell’ateneo è indagato. Le accuse - mosse a vario titolo nei loro confronti - sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio in concorso.

La pubblica accusa sostiene che gli indagati abbiano truccato i concorsi per conseguire il cosiddetto Tfa cioè la specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità. Lo avrebbero fatto in cambio di 15mila euro a candidato, corrisposti in tranche da 5mila euro ciascuna, nell’imminenza di ciascuna delle tre fasi del Concorso bandito per l’anno 2022/2023 dall’Università.

Le indagini hanno riguardato anche altre 23 persone: buona parte di loro sono gli aspiranti concorrenti che avrebbero pagato per superare i test, alcuni sono gli intermediari. Una delle aspiranti partecipanti irpina per superare la prova avrebbe consegnato una mazzetta di circa 5000 euro in cambio della lista delle domande. A quanto pare però nessuno degli aspiranti sarebbe riuscito a memorizzare la liste delle domande, non superando la prova e facendo scattare la restituzione della somma. Gli indagati irpini sono difesi - tra gli altri - dall'avvocato Fabio Tulimiero che ha già fatto richiesta di interrogatorio.