Aveva fatto da staffetta, prelevando il presunto killer dal covo per condurlo sul luogo in cui doveva commettere l'omicidio. I magistrati della Dodicesima Sezione del Tribunale del Riesame di Napoli hanno confermato la misura cautelare anche nei confronti del 54enne Bernardo Cava per il concorso nell’omicidio di Ottavio Colalongo, avvenuto lo scorso 17 dicembre a Scisciano. Delitto maturato nell’ambito di un conflitto tra clan rivali in lotta per l’egemonia nella gestione degli affari illeciti anche a San Vitaliano, Marigliano, Acerra e Afragola.
Alla svolta nelle indagini e al decreto di fermo disposto dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock si era giunti grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. I militari avevano provveduto al rinvenimento poco distante dal luogo del delitto, avvenuto il 17 dicembre scorso, oltre che della moto abbandonata dai killer anche di un telefono e delle chiavi di una vettura che doveva essere utilizzata per la fuga. I militari dell’ Arma hanno ricostruito il percorso della “staffetta” che da Mugnano del Cardinale, guidata da Bernardo Cava, detto Alduccio, aveva condotto uno dei presunti autori del delitto, il latitante Antonio Aloia nel nolano prima dell’ agguato.
Per il suo ruolo attivo nell'organizzazione del delitto Bernardo Cava, difeso dall’ avvocato Claudio Frongillo, è stato uno dei destinatari prima del decreto di fermo eseguito a gennaio nei confronti di otto indagati per il concorso nel delitto di Colalongo, trasformato in una misura cautelare dal Gip del Tribunale di Avellino chiamato a decidere sulla convalida dichiarandosi incompetente per territorio e successivamente raggiunto da una un’ordinanza di custodia cautelare bis emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, Alessandra Grammatica, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, il pm antimafia Henry Jhon Woodcock. La difesa potrebbe valutare di ricorrere in Cassazione.
