«Nessun caso di malasanità, anzi siamo di fronte ad un fatto molto raro: abbiamo salvato una vita umana, un caso disperato».
E’ il numero uno della clinica Malzoni di Avellino che parla dopo diversi giorni dall’episodio che ha visto nel mirino la stessa clinica. La morte di un feto e poi la denuncia alla magistratura. Da qui parte tutto. Ma dietro questo triste episodio il fondatore della clinica chiarisce che lo staff ha lavorato con grande professionalità. «C’è stata un’ottima sanità - ribadisce il professore Carmine Malzoni - e ci dispiace passare per una clinichetta che lascia le persone in difficoltà, trasferendole in altri ospedali. Qui è successo ben altro. La paziente è arrivata con la febbre e dal quinto mese di gravidanza le è stata diagnosticata una forma gestori. Quando è arrivata in clinica ha avuto “raptus vascolare dell’utero”». In pochi minuti - spiega il professore - è avvenuta la morte del feto per il sangue che si coagula.
La donna ha così partorito un feto morto. Sono sorte altre complicazioni per la donna e con grande coraggio Malzoni ha effettuato due interventi salvavita. Il primo per la rimozione dell’utero e l’altro per la riduzione dell’emorragia. «Tutto questo lo abbiamo fatto con i carabinieri alla porta - conclude il professore - La città deve essere orgogliosa di una clinica come questa e si deve sentire sicura. Questi casi ci devono spingere solo ad avere più entusiasmo». Intanto la Procura di Avellino sta indagando sulla morte del feto. Tre gli avvisi di garanzia emessi nei confronti dei medici che sono coinvolti nella vicenda. L’ipotesi di reato, quindi, non è omicidio colposo, ma interruzione di gravidanza.
Paola Iandolo
