Avellino, il capoclan Galdieri resta al carcere duro: inammissibile il ricorso

Il ricorso era stata presentato contro il decreto di proroga del 41bis

avellino il capoclan galdieri resta al carcere duro inammissibile il ricorso
Avellino.  

di Paola Iandolo 

Pasquale Galdieri, detto O'Milord, detenuto dall’ottobre del 2019, resta sottoposto al 41bis, al carcere duro. I giudici della Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato contro il decreto di proroga del 41 bis firmato dal Guardasigilli Carlo Nordio.

La decisione del Tribunale di Sorveglianza

I giudici della Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno ritenuto valido l’impianto e le motivazioni del provvedimento di rigetto del decreto ministeriale, deciso dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma, che ha la competenza esclusiva sui ricorsi contro i decreti del Guardasigilli sul carcere duro per i boss, del novembre scorso, che aveva rigettato il ricorso di Galdieri.

Le motivazioni

Rilevando in primis : “l’elevato spessore criminale, la cui posizione processuale ha visto un consolidamento, considerata la conferma della sentenza di condanna emessa nei suoi confronti, oltre che dei suoi sodali dalla Corte di appello di Napoli in data 17/06/2025 per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata dall’agevolazione mafiosa, accertando,quindi, l’operatività di un sodalizio criminoso da lui stesso capeggiato.

La sentenza definitiva per i componenti del Nuovo Clan Partenio

Ad aprile è arrivata anche la sentenza definitiva sul clan guidato da Pasquale Galdieri. I giudici sostengono "che il mancato mutamento del ruolo apicale del suddetto, considerati la mancata assunzione da parte di Galdieri di comportamenti antitetici allo stesso e il decreto di trattenimento della corrispondenza con…….a riprova altresì della persistenza della capacità di comunicare con l’esterno e di una attuale spiccata pericolosità del suddetto”.

I diversi reati di matrice mafiosa

“La mancata dissociazione dal gruppo criminale di Galdieri che non riconosce le proprie responsabilità, pur avendo riportato già diverse condanne per reati aggravati dall’aggravante mafiosa, nega di avere avuto rapporti con il clan Genovese e dispone di cospicue risorse finanziarie, nonché, già sottoposto a regime differenziato negli anni 2008-2009, ha posto in essere reati di matrice mafiosa sia in epoca successiva alla detenzione sia nel corso della stessa (2014-2019), dando prova che il mero stato detentivo non refluisce negativamente né sui suoi legami camorristici, né sul suo ruolo all’interno del clan".