di Paola Iandolo
Omicidio del detenuto Paolo Piccolo: la richiesta dei legali di due imputati di chiedere l'ammissione alla perizia psichiatrica per i loro assistiti - davanti al gup del tribunale di Avellino, Antonio Sicuranza - ha lasciato l'amaro in bocca ai familiari del ventiseienne di Barra, massacrato di botte nell'ottobre 2024 nel carcere di Bellizzi. Paolo è morto dopo un anno di agonia nel reparto di terapia intensiva del Moscati di Avellino per le conseguenze di quel pestaggio brutale protrattosi per oltre trenta minuti. Stamane l'udienza è stata rinviata al 22 luglio, quando verrà conferito l'incarico al consulente tecnico per sottoporre due dei dieci imputati alla perizia psichiatrica. Stamane sono stati ammessi tutti i familiari di Paolo alla costituzione di parte civile, anche i due figli del ventiseienne deceduto.
Le parole del padre di Paolo Piccolo
"La richiesta di sottoporre due imputati a perizia psichiatrica mi sembra l'ennesima presa in giro. Oggi è uscito fuori imporvvisamente dopo anni di detenzione che due forse sono malati di mente" queste le parole cariche di dolore del padre di Paolo, Vincenzo Piccolo che stamane era presente in aula. Il padre e tutti gli altri familiari del giovane deceduto nell'ottobre 2025 sono stati ammessi alla costituzione di parte civile dal gup Sicuranza.
"Mi sembra un'assurdità perchè quando si entra in carcere si fa un percorso e al termine si stabilisce se hai o meno di problemi psichiatrici e viene stabilito anche in quale padiglione devi essere ristretto se hai problemi di mente. Oggi emerge questa novità. Quando hanno fatto le risse non erano malati di mente? Mi auguro che la giustizia esista davvero e che faccia il suo corso. Mio figlio non doveva morire a ventisei anni".
