"Al termine della recente tornata elettorale, che ha visto i cittadini esprimere democraticamente la propria volontà, sento il dovere di rivolgere al sindaco Mario Ferrante, e a ciascuno di voi, indipendentemente dalle diverse appartenenze, un pensiero di incoraggiamento e di alta responsabilità per il mandato che vi è stato affidato.
Vi invito a tenere presente l'insegnamento di Alcide De Gasperi: "Il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda alla prossima generazione". È questa la cifra dell'impegno al quale siete tutti chiamati: una visione che trascende l'immediato e il particolare per farsi carico del futuro della nostra comunità".
Sono le parole del vescovo della diocesi di Ariano Irpino Sergio Melillo, rivolte al sindaco e a tutti gli amministratori, di maggioranza e opposizione insediatisi oggi a palazzo di città nel corso del primo consiglio comunale e relarivo giuramento.
Il 18 giugno 2020, in Cattedrale, incontrai amministratori, operatori economici e sociali del nostro territorio per riflettere insieme sulle prospettive dell'abitare la città e le aree interne nel tempo successivo alla pandemia.
Oggi, a distanza di anni, molte delle sfide allora individuate restano aperte e chiedono di essere affrontate con rinnovata determinazione.
Guardando al futuro, non posso non richiamare il tema del lavoro, che nella nostra Costituzione occupa un posto centrale. L'articolo 1 recita infatti: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Un lavoro che si realizza attraverso uno sguardo attento alla realtà, alle potenzialità inespresse dei territori e alle loro connessioni: infrastrutturali, ancora oggi insufficienti; tecnologiche, come la banda larga; e dei servizi.
Viviamo nel pieno di un vero e proprio cambiamento d'epoca. Anche il lavoro è profondamente mutato e attraversa una stagione di oggettiva difficoltà.
Per questo occorre impegnarsi con determinazione nel sostenerlo, evitando i rischi e le tentazioni di approcci clientelari a un diritto fondamentale della persona. Affrontare queste sfide richiede una politica capace di visione, di ascolto e di servizio.
La politica è, secondo la nobile definizione della tradizione sociale della Chiesa, «una delle forme più alte della carità». Oggi questo impegno trova un urgente orientamento nelle parole di Papa Leone XIV che, nella sua enciclica Magnifica Humanitas, ci invita a essere artigiani di speranza e costruttori di una società nella quale il progresso tecnologico sia sempre al servizio dell'uomo e mai il contrario.
Questo richiamo acquista un significato ancora più profondo nelle nostre comunità locali, dove nessuno può sentirsi estraneo al destino degli altri. In questo tempo non ci è concesso vivere nell'isolamento: la nostra comunità non è un aggregato di solitudini, ma un organismo vivo.
Guardando alle sfide di oggi, penso alle parole di Aldo Moro, che ricordava come la politica sia «servizio alla dignità della persona», e al monito di Giorgio La Pira: «La città non è solo un complesso di pietre, ma una comunità viva che deve avere un'anima e un respiro di fraternità».
Se la città è davvero una comunità viva, allora la prima responsabilità è custodirne il futuro umano e sociale.
Partendo da questa visione, e con la consapevolezza dei dati ISTAT che ci consegnano un preoccupante gelo demografico, particolarmente gravoso per le aree interne, vi chiedo di riservare un'attenzione prioritaria ai giovani e alla famiglia, cellula fondamentale della società, oggi spesso segnata da una crescente solitudine, alle nuove povertà economiche e relazionali.
Una città che perde i propri giovani perde progressivamente anche la capacità di immaginare il proprio futuro. Per questo ogni scelta amministrativa dovrebbe essere valutata anche alla luce di una semplice domanda: quale opportunità concreta offre alle nuove generazioni?
Dobbiamo ripartire dall'investimento nell'educazione, dalla custodia del creato e dalla difesa della vita, valore primo e non negoziabile della nostra civiltà. Occorre sviluppare un metodo di lavoro capace di leggere i cambiamenti in atto, liberandosi dalla logica del «si è sempre fatto così».
I segnali di fragilità che emergono tra le nuove generazioni ci ricordano quanto questo impegno sia urgente. È una responsabilità che ci interpella nel profondo. Il disincanto di molti ragazzi che, non sentendosi accompagnati, cercano nel vuoto - talvolta nell'alcol o nella droga - una forma di oblio, è il segno di un'umanità che va protetta, valorizzata e accompagnata.
Vanno intensificate, in concerto con tutti gli attori sociali, le attività che valorizzino le potenzialità dei giovani, della cultura e dello sport, senza inseguire progetti nati soltanto per intercettare finanziamenti occasionali. Occorre una visione progettuale d'insieme, fondata sulla continuità e sulla capacità di costruire processi duraturi.
Ma ogni progetto educativo e sociale ha bisogno anche di un territorio capace di offrire opportunità e prospettive.
La storia di Ariano, la sua posizione geografica e la sua vocazione di crocevia non devono diventare un ricordo nostalgico, ma una bussola per affrontare le sfide del nostro tempo.
Se Ariano è stata nei secoli un nodo di passaggi e relazioni, oggi può e deve candidarsi a diventare il punto di riferimento di una rete territoriale più ampia, valorizzando nuove opportunità logistiche, economiche e infrastrutturali che la geografia contemporanea rende possibili.
Per realizzare questa vocazione occorre coniugare memoria e innovazione. La modernità è una forma di rispetto verso la nostra storia. Il modo migliore per onorare il passato consiste nel dare spessore al futuro.
Una città che non progetta il proprio domani tradisce l'eredità di chi ebbe il coraggio di fondarla in una posizione allora strategica.
Le nuove sfide richiedono il coraggio di liberarsi dal peso di un passato considerato come unico orizzonte possibile. Dobbiamo essere antichi nella solidità dei valori e moderni nella visione. La città va ripensata come luogo da vivere, immaginando e costruendo un futuro che tragga forza dalle proprie radici.
Per superare l'isolamento dobbiamo avere l'audacia di guardare oltre. Le infrastrutture e l'alta capacità non devono essere soltanto opere di ingegneria, ma autentici ponti di relazione".
Una riflessione importante più volte ribadita da Melillo
"Troppo spesso i nostri territori sono rimasti prigionieri di campanilismi sterili. È tempo di prendere coscienza, insieme alle comunità vicine, di essere partner di un unico destino.
Da questa visione discendono alcune priorità che, con umiltà, mi permetto di sottoporre alla
vostra attenzione:
Promuovere patti territoriali per il lavoro, mettendo in dialogo istituzioni e imprese affinché vi siano, per le nuove generazioni, concrete prospettive di vita e di occupazione nel
nostro territorio.
Curare le fragilità, investendo nella prevenzione e in spazi di aggregazione che siano baluardi contro le dipendenze ormai diffuse.
Superare i confini, sedendosi ai tavoli di concertazione con le comunità limitrofe e costruendo infrastrutture di relazioni umane prima ancora che di cemento e ferro.
Collaborare oltre le parti, perché il bene comune non ha colore politico e richiede che le energie migliori convergano in un autentico patto di lealtà verso i più fragili.
Il progresso si misura dalla capacità di includere tutti. Vi auguro di essere amministratori capaci non solo di governare il presente, ma di preparare il domani. La vera eredità di una stagione politica non è ciò che si inaugura, ma ciò che si rende possibile per chi verrà dopo di noi".
Infine una preghiera da parte del vescovo la cui finestra della stanza in episcopio guarda proprio a palazzo di città.
"La mia preghiera e la vicinanza della Chiesa locale vi accompagnino in questo servizio esigente e prezioso. Con spirito di collaborazione e rispetto dei diversi ruoli, continueremo a camminare insieme per il bene della nostra comunità.
Buon lavoro a chi è chiamato a governare e a chi, con altrettanto senso di responsabilità, svolgerà il compito dell'opposizione, contribuendo con il proprio ruolo alla crescita della città. La nostra Chiesa vi incoraggia tutti nell'impegno per edificare una comunità più solidale, giusta e fraterna".
