Bomba a Sigfrido Ranucci: i tre indagati in silenzio davanti al gip di Roma

I legali valuteranno se presentare istanza di Riesame per i loro assistiti

bomba a sigfrido ranucci i tre indagati in silenzio davanti al gip di roma
Avellino.  

di Paola Iandolo

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i tre indagati finiti nel carcere di Rebibbia con le accuse di aver pianificato l'attentato a Sigfrido Ranucci. I tre - affiancati dai loro legali Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri - hanno deciso di non fornire alcun chiarimento in merito alle accuse mosse nei loro confronti dalla procura di Roma. I legali ora valuteranno se presentare istanza di riesame. Domani - nella caserma dei carabinieri in Irpinia - verrà sottoposta all'interrogatorio di garanzia anche la quarta indagata, la compagna di D'Avino, ai domiciliari con braccialetto elettronico.

 

I vari ruoli ricoperti dai quattro arrestati e all'indagato a piede libero

L’ordinanza ricostruisce nel dettaglio l'organizzazione dell’attentato e i ruoli attribuiti ai cinque indagati arrestati dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma: Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone (in carcere) e Marika De Filippis (ai domiciliari con braccialetto elettronico) e per l'indagato a piede libero L.A.  Ad avviso del giudice, Antonio Passariello, Saverio Mutone e L.A. avrebbero fatto parte del gruppo operativo incaricato di eseguire materialmente il “servizio”. Il figlio di Passariello, Pellegrino D’Avino avrebbe svolto funzioni di raccordo e supporto logistico, mentre sua moglie Marika De Filippis avrebbe garantito assistenza nelle varie fasi dell’operazione, contribuendo alla gestione dei contatti e degli spostamenti. L’inchiesta, coordinata dal pm Carlo Villani, non è chiusa perché non è stato, per il momento, stabilito chi è o chi sono i mandanti.

 

L'attenzione del gruppo sulla diffusione della notizia

Dopo la diffusione delle notizie sui media, il gruppo segue con attenzione le trasmissioni televisive che raccontano il fatto. È qui che emerge il tentativo di controllare la narrazione e correggere le informazioni ritenute errate. Il 30 marzo 2026, mentre guardano un programma di Massimo Giletti, D’Avino si concentra sui dettagli dell’auto usata per l’attentato: “Auto nera… e quella mica era nera?”. Poi si rivolge alla fidanzata Marika De Filippis: “Che colore era? Marika, la 500… quando siamo andati a fare il fatto!”.Il giorno successivo Saverio Mutone interviene per spiegare perché un testimone avrebbe parlato di tre persone: “Quello era lo stesso sportello aperto, che siamo entrati tutti e due dal lato guida, hai capito?”.