di Paola Iandolo
Valter Lavitola è stato aggredito nel carcere di Rebibbia nel quale sono ristretti, dal 30 giugno scorso, anche gli irpini (Antonio Passariello, Pellegrino D'Avino e Saverio Mutone) considerati gli esecutori materiali del suo piano intimidatorio pensato ed organizzato nei confronti del suo amico. L'imprenditore di orgini salernitane, da anni residente a Roma «sta bene e non corre pericolo». Così riferiscono fonti della polizia penitenziaria. Già oggi potrebbe incontrare il difensore Arturo Cola. Ovviamente il pestaggio subito da Lavitola è adesso oggetto di un’indagine i cui interrogativi dovranno essere sciolti dalla Procura di Roma.
Gli sviliuppi investigativi
Intanto dalle indagini è emerso che Lavitola dopo gli arresti degli irpini, potrebbe aver cancellato dei messaggi inviati a Ranucci. E ora una squadra di super esperti di comunicazione via smartphone potrebbe subentrare accanto ai carabinieri del Nucleo Investigativo, per effettuare ulteriori verifiche sul cellulare di Lavitola. Potrebbe essere chiamata a colmare i vuoti temporali di svariate settimane nel corso degli anni nelle chat fra lo stesso imprenditore e l’allora conduttore di Report, Sigfrido Ranucci.
A caccia del movente
Nel tentativo di ricostruire il vero movente dell’attentato gli investigatori coordinati dal pm Edoardo De Santis si sono imbattuti in questo nuovo elemento. Gli inquirenti sono chiamata a ricostruire una lacuna dovuta probabilmente alla frenetica attività di cancellazione dei messaggi da parte di Lavitola. I magistrati sono alla caccia del vero movente dell’agguato. Lavitola ha tentato di accreditare l’ipotesi più «indolore» sotto il profilo processuale: l’attentato pensato per aumentare il livello di scorta dell’amico conduttore. Una tesi che non convince l’Antimafia.
