Avellino, bomba a Ranucci: Pellegrino D'Avino invitato a non collaborare

D'Avino sarebbe stato avvicinato da un detenuto che lo ha invitato a non rendere dichiarazioni

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Avella.  

di Paola Iandolo 

"Durante l’ora d’aria sono stato più volte avvicinato da alcuni detenuti che, avendo appreso i motivi per cui sono stato arrestato, mi hanno invitato a non rendere dichiarazioni, senza minacciarmi esplicitamente". A raccontarlo è l'indagato Pellegrino D'Avino, ristretto nel carcere di Rebibbia insieme al presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola che a sua volta avrebbe ricevuto degli schiaffi durante l'ora d'aria. Dunque vi è un clima teso nel carcere romano dove sono finiti i presunti mandanti ed esecutori materiali dell'attentato subito dal giornalista Rai.

Le minacce velate

Pellegrino D'Avino che ha ammesso di aver conosciuto Clesio Taveres Gomes durante un servizio di sicurezza ai cantanti neomelodici continua il suo racconto e precisa che le minacce velate si sono verificate in diverse occasioni, anche prima di rendere interrogatorio. "Lo stesso è successo qualche sera fa nella mia cella allorquando uno dei due detenuti con cui condivido la cella, tale Antonio di circa 60 anni, mi consigliava di non rendere l’interrogatorio. Nella medesima giornata avevo appreso da alcuni detenuti che il coindagato Lavitola era stato schiaffeggiato durante l’ora d’aria". Circostanza, questa, che ieri è stata smentita da fonti del Dap: "non ci sarebbe stata nessuna aggressione".