Tredici pagine per provare a spostare la vicenda del Sarno e della falda contaminata tra Solofra e Montoro su un livello diverso. Il senatore del Movimento 5 Stelle Orfeo Mazzella ha trasmesso il dossier al presidente della Regione Campania Roberto Fico e all’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, chiedendo alla nuova amministrazione di affrontare quella che considera un’emergenza rimasta senza una soluzione definitiva per quasi vent’anni.
Il punto centrale della proposta è netto: la Regione Campania dovrebbe attivarsi presso il Ministero dell’Ambiente per ottenere una nuova perimetrazione dell’area e riportare il bacino del Sarno tra i Siti di Interesse Nazionale, i SIN. È lo status che il territorio ha perso nel 2013 e che, secondo Mazzella, consentirebbe di mettere in campo strumenti finanziari e amministrativi più adeguati alla complessità della bonifica.
Non è soltanto un nuovo intervento politico. Il dossier, spiega il senatore, mette insieme anni di denunce e cinque interrogazioni parlamentari, con l’obiettivo di ricondurre dentro un unico quadro contaminazione della falda, scarichi, depurazione, controlli ambientali e possibili conseguenze sulla salute delle popolazioni esposte.
Il dossier arriva sul tavolo della nuova Regione
La scelta dei destinatari segna il dato politico dell’iniziativa. Roberto Fico guida oggi la Regione Campania e Claudia Pecoraro, nominata assessora alla fine del 2025, ha tra le proprie deleghe Ambiente e ciclo integrato delle acque. È dunque a loro che Mazzella affida una richiesta che negli anni precedenti aveva portato anche in Parlamento.
Il senatore, vicepresidente della decima Commissione permanente di Palazzo Madama, quella competente per Affari sociali e sanità, indica il ritorno a SIN come lo snodo per superare quella che definisce una lunga fase di immobilismo operativo.
La richiesta non nasce dal nulla. Il Bacino idrografico del fiume Sarno era stato riconosciuto come Sito di Interesse Nazionale, ma nel 2013 il decreto del Ministero dell’Ambiente che ridisegnò l’elenco dei SIN trasferì il sito alla competenza regionale. Da allora l’ex SIN è classificato come Sito di Interesse Regionale, SIR.
Mazzella punta ora a percorrere la strada inversa. La stessa richiesta era già comparsa in un suo atto parlamentare dell’ottobre 2025, nel quale si sollecitava la riperimetrazione del bacino del Sarno, o almeno dell’area dell’Alto Sarno, per consentire il passaggio da SIR a SIN e sostenere gli interventi di bonifica.
La falda contaminata dal 2014
Il cuore irpino della vicenda è la falda profonda dell’area Solofrana-Montorese. Gli atti ufficiali regionali fanno risalire al gennaio 2014 l’accertamento del superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per il tetracloroetilene nei pozzi utilizzati a scopo potabile al confine tra Solofra e Montoro. Da quell’emergenza prese avvio il percorso per la messa in sicurezza e per il Piano di caratterizzazione dell’area.
Il tetracloroetilene, noto anche come PCE, è un solvente clorurato. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo classifica come probabilmente cancerogeno per l’uomo, nel gruppo 2A.
Nel dossier Mazzella richiama valori particolarmente elevati registrati nel 2014, con picchi che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero superato di oltre cento volte i limiti. Il dato certo contenuto negli atti della Regione è che proprio allora venne formalmente accertata la contaminazione della falda profonda, aprendo una vicenda amministrativa e ambientale che ancora oggi non può considerarsi chiusa.
Negli anni si sono susseguiti piani di caratterizzazione, analisi di rischio, conferenze di servizi e nuovi approfondimenti. Ancora nel 2025 la documentazione tecnica regionale indicava la necessità di approfondire il modello idrogeologico e i cosiddetti plume di contaminazione, cioè la diffusione dell’inquinante nella falda, mentre un nuovo piano di monitoraggio veniva predisposto per comprendere meglio origine, estensione e dinamica del PCE nell’area vasta.
Un altro elemento pesa sulla bonifica: in un atto regionale del gennaio 2025 si dà conto della comunicazione con cui la Provincia di Avellino aveva rappresentato l’impossibilità di individuare un soggetto responsabile dell’inquinamento. Un passaggio decisivo, perché l’assenza di un responsabile identificato rende ancora più complesso stabilire chi debba sostenere costi e interventi.
Il dicembre nero di Montoro
La vulnerabilità del sistema è tornata evidente nel dicembre 2024. Il 16 dicembre il sindaco di Montoro Salvatore Carratù firmò un’ordinanza che vietava l’utilizzo dell’acqua per il consumo umano sull’intero territorio comunale dopo la comunicazione dell’Asl di Avellino, basata sui dati anticipati dall’Arpac, relativa al superamento della soglia di legge per il tetracloroetilene.
Per giorni circa ventimila abitanti si trovarono nel pieno di un’emergenza idrica. Le verifiche riguardarono anche il funzionamento del sistema di filtrazione a carboni attivi utilizzato per rendere potabile l’acqua estratta dai pozzi. La piena potabilità venne poi nuovamente comunicata dal Comune prima di Natale.
È proprio questo uno dei punti sui quali insiste oggi Mazzella. Filtri, autobotti e divieti temporanei sono strumenti necessari quando si manifesta l’emergenza, ma agiscono sull’acqua destinata ai cittadini, non eliminano la sorgente della contaminazione. La questione posta alla Regione è quindi come passare dalla gestione delle conseguenze al risanamento strutturale della falda e del territorio.
Il nodo della salute
Nel dossier la partita ambientale viene legata direttamente a quella sanitaria. Per Montoro, osserva il senatore, manca ancora uno studio epidemiologico specificamente dedicato alla popolazione esposta. Da qui la richiesta di valutare l’inclusione del territorio nel progetto nazionale Sentieri, il sistema di sorveglianza epidemiologica dedicato alle popolazioni residenti nei siti contaminati.
Mazzella propone inoltre screening mirati e un monitoraggio sanitario continuativo. L’obiettivo dichiarato è verificare nel tempo se l’esposizione ambientale possa avere prodotto conseguenze misurabili sulla salute della popolazione, evitando di affidare il confronto soltanto alla percezione del rischio o alla successione delle emergenze.
È un passaggio che allarga la vertenza. La contaminazione non viene più trattata soltanto come problema di qualità dell’acqua o di bonifica del sottosuolo, ma come una questione che richiede di mettere in relazione dati ambientali e dati sanitari.
Controlli sugli scarichi e dati accessibili ai cittadini
Il piano presentato a Fico e Pecoraro guarda anche alla prevenzione. Mazzella chiede una struttura permanente di vigilanza sugli illeciti ambientali presso l’Autorità di Bacino, con un presidio stabile contro scarichi abusivi e comportamenti che possano compromettere il sistema idrico.
Accanto ai controlli propone un cruscotto digitale pubblico con la georeferenziazione degli scarichi, dei monitoraggi e degli interventi. L’idea è rendere conoscibili ai cittadini non soltanto gli esiti delle analisi, ma anche la distribuzione delle pressioni ambientali e l’attività degli organismi preposti ai controlli.
C’è poi il capitolo della tariffazione industriale. La proposta è modificare a livello nazionale i criteri con i quali vengono calcolati i costi della depurazione, collegandoli maggiormente alla reale capacità produttiva delle imprese e non soltanto ai reflui dichiarati. Nella lettura di Mazzella, una diversa impostazione economica dovrebbe ridurre qualsiasi convenienza a sottrarre reflui al trattamento e a ricorrere a scarichi illeciti.
Sul Sarno la Regione ha già aperto un cantiere da 407 milioni
La nuova iniziativa arriva mentre sul bacino del Sarno è già aperta un’altra grande partita. Il 31 luglio la Regione Campania ha pubblicato la gara per il Programma strategico di riqualificazione ambientale e contrasto al rischio idraulico, con un investimento complessivo di quasi 407 milioni di euro e interventi programmati fino al 2032.
I due piani, però, non coincidono. Il programma regionale riguarda in particolare sicurezza idraulica e riqualificazione ambientale del bacino. Il dossier di Mazzella pone invece al centro la bonifica dei siti contaminati e della falda solofrana-montorese, la sorveglianza sanitaria e il ritorno del territorio sotto il regime dei SIN.
Ed è proprio su questo terreno che si misurerà la risposta della nuova Giunta. La richiesta consegnata a Fico e Pecoraro tenta di riunire dossier finora proceduti spesso su binari distinti: il Sarno, la falda di Solofra e Montoro, gli scarichi industriali, la depurazione, l’acqua potabile e il monitoraggio della salute.
Dopo oltre un decennio di analisi e procedure, Mazzella chiede che il passaggio dalla competenza regionale a quella nazionale diventi lo strumento per arrivare finalmente alla bonifica. Ora la prima risposta attesa è politica: capire se Palazzo Santa Lucia farà propria la richiesta di riperimetrazione e la porterà al Ministero dell’Ambiente. Da quella scelta dipenderà il nuovo capitolo di una vicenda che, nella Valle dell’Irno, è aperta almeno dal 2014.
