di Paola Iandolo
Valter Lavitola si è assunto la responsabilità per l’incarico affidato a Gomes Tavares, ma ha preso le distanze dalla decisione di utilizzare una bomba nell’attentato contro Sigfrido Ranucci, piazzata dagli irpini (Antonio Passariello, Pellegrino D'Avino e Saverio Mutone in carcere e Marika De Filippis ai domiciliari). È quanto hanno riferito i suoi avvocati, Sergio e Arturo Cola, al termine dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, alla quale l’ex faccendiere ha partecipato rendendo dichiarazioni spontanee.
Il possibile movente
Nel corso dell'udienza l'imprenditore di origini salernitabe “ha parlato di un riscatto sociale di cui sentiva il bisogno dopo le note vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto”, hanno spiegato i difensori parlando del rapporto di amicizia con l’ormai ex conduttore di Report, rimosso dalla Rai nei giorni scorsi. Lavitola, secondo quanto riferito dai legali, avrebbe ammesso di avere tratto un vantaggio personale da quella relazione: “Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”. Per i difensori si sarebbe trattato di un beneficio personale, ma diverso dal movente contestato dall’accusa.
Le distanze sulla scelta di utilizzare un ordigno
Il passaggio particolarmenre significativo rigaurda le modalità esecutive dell'azione intimidatrice. Secondo gli avvocati, Lavitola “si è assunto ogni responsabilità sulle modalità esecutive del delitto”, precisando che “l’idea della bomba apparteneva a Gomes”, tuttora in Africa e su cui pende un ordine di arresto. Lavitola avrebbe spiegato di avergli affidato un incarico senza indicargli modalità operative precise.
“Gli aveva detto che avrebbe fatto a modo suo, forte della propria esperienza nel settore della sicurezza internazionale e militare“, ha riferito l’avvocato Sergio Cola. Circostanza quest'ultima riferita anche dagli uomini che durante l'interrogatorio hanno sostenuto davanti ai pm di non aver mai conosciuto direttamente Lavitola e di aver ricevuto da Tavares l’indicazione di piazzare una bomba.
La richiesta di attenuazione della misura
I legali Sergio e Arturo Cola hanno chiesto che l'attenuazione della misura per Lavitola (arresti domiciliari) indicando come possibile abitazione una casa in Basilicata nella disponibilità dell’indagato. La difesa ha inoltre contestato l’impianto dell’accusa della Procura di Roma e la competenza territoriale. A loro i reati si sarebbero consumati in Irpinia e dunque sarebbero compententi i giudici del tribunale di Avellino. Al momentio il Tribunale del Riesame si è riservato la decisione.
