Avella, accusato di smaltimento illecito e discarica abusiva: chiuse le indagini

A firmare l'avviso il pubblico ministero Francesco Santosuosso

avella accusato di smaltimento illecito e discarica abusiva chiuse le indagini
Avella.  

di Paola Iandolo

Smaltimento illecito di rifiuti e realizzazione illecita di discarica abusiva. Queste le accuse contenute nell'avviso di conclusione delle indagini notificato ad un 38enne di Avella, titolare di un'officina di carrozzeria in via Tombe Romane. A firmare l'avviso il sostituto procuratore Francesco Santosuosso con il quale si chiude un'inchiesta condotta dal Nucleo Carabinieri Forestali di Monteforte Irpino su presunti reati ambientali commessi fino al 10 febbraio scorso.

Le contestazioni 

Ad avviso degli inquirenti, l'uomo avrebbe realizzato e gestito, senza alcuna autorizzazione, una discarica abusiva estesa per circa 100 metri quadrati tra gli spazi interni ed esterni dell'officina. Lì si sarebbero accumulati pezzi di ricambio smontati dalle auto, sportelli, paraurti, pneumatici, batterie, insieme a vetroresina e imballaggi derivanti dalle lavorazioni di verniciatura e rifinitura. Tra i materiali contestati anche rifiuti classificati come pericolosi: barattoli di vernice, solventi, oli esausti, bidoni di vetroresina. E un'auto senza targhe né gomme, ferma da tempo, destinata al sequestro insieme al resto. Contestato anche gli scarichi di acque reflue industriali, provenienti dalle lavorazioni di carrozzeria, convogliati in prossimità di un fondo agricolo. Per le verniciature l'indagato utilizzava un aerografo ad aria compressa, anche in questo caso privo delle autorizzazioni previste per le emissioni in atmosfera.

La difesa

Il pubblico ministero non ha chiesto l'archiviazione. Ha disposto invece la notifica dell'avviso ai sensi dell'articolo 415 bis del codice di procedura penale. L'uomo è assistito dagli avvocati Giovanni Luigi Fico e Petro Macario, del foro di Avellino. L'indagato ora ha venti giorni a disposizione per presentare memorie, produrre documenti, chiedere nuovi accertamenti o l'interrogatorio. Oppure puntare su un rito alternativo, abbreviato o patteggiamento. Poi la parola passerà al giudice dell'udienza preliminare.