La Dda su appalti dell'Alta Velocità: coinvolti anche due imprenditori irpini

A coordinare l'inchiesta la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli

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Avellino.  

di Paola Iandolo

La Dda di Napoli punta i fari sui cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari. Contestate presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nel grande affare degli appalti. L’indagine della Procura di Napoli conta 49 indagati, 2 dei quali sono irpini: C.M. e L.M. (nessuna misura richiesta per loro). Sono complessivamente 45 le richieste di misure cautelari avanzate dalla Dda di Napoli: per 37 è stato chiesto il carcere, per 4 gli arresti domiciliari e per altre 4 il divieto di dimora.

Le accuse

Le contestazioni formulate a vario titolo vanno dall’associazione di tipo mafioso al concorso esterno, fino al trasferimento fraudolento di valori, corruzione, fatture per operazioni inesistenti, frodi, reati in materia di lavoro e favoreggiamento personale. Nel mirino degli investigatori sono finiti appalti e subaffidamenti lungo la linea Napoli-Bari.

Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni responsabili di cantiere e soggetti qualificati come incaricati di pubblico servizio avrebbero favorito la Areco attraverso affidamenti diretti, lavori in economia, pareri favorevoli, accelerazioni nei pagamenti e, in alcuni casi, subappalti concessi in deroga alle prescrizioni.

L'episodio in Irpinia

Uno degli episodi contestati riguarda Hirpinia Av. Secondo l’accusa, sarebbero stati agevolati pagamenti preferenziali per crediti vantati da Areco per oltre un milione e mezzo di euro, attraverso quattro bonifici effettuati tra luglio e ottobre 2024. In cambio sarebbe stata consegnata una somma di 5mila euro. In un altro episodio, un direttore di cantiere avrebbe ricevuto almeno 5mila euro per favorire affidamenti, subappalti e pagamenti.

L'ombra del clan

Al centro della ricostruzione della Dda figurano P. e C.B., indicati dagli inquirenti come esponenti di vertice del gruppo dei “Mazzacane” con base a Marcianise. Secondo l’accusa, avrebbero puntato sulla Areco Srl contando sulla collaborazione di D. S. e del fratello R. S. Ai due viene contestato, in qualità di presunti concorrenti esterni, di aver fornito un contributo stabile al gruppo, favorendo anche l’ingresso nelle p rocedure pubbliche di imprese ritenute vicine al clan di Mazzacane.Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, affidamenti, pagamenti e rapporti personali avrebbero contribuito alla creazione di un sistema capace di favorire Areco e contemporaneamente rafforzare la capacità operativa del sodalizio. D.S. in particolare, si sarebbe reso disponibile a incidere sull’assegnazione e sull’esecuzione di lavori e servizi pubblici e sull’assunzione di persone segnalate da esponenti del gruppo.