La nuova camorra di provincia, giovani boss crescono

La camorra 2.0 si infiltra direttamente nell'economia e nella politica. L'allarme della dda.

Così è cambiato il quadro nelle aree interne. Il pericolo di infiltrazioni. L'omicidio Maffettone.

Avellino.  

 

di Luciano Trapanese

«La vera novità della nuova camorra? I colletti bianchi. Insospettabili professionisti, imprenditori, borghesi, sempre più spesso si muovono in contiguità con ambienti criminali».

La considerazione non è di uno qualunque, ma di Francesco Soviero, magistrato della Dda di Napoli, che segue con attenzione le zone interne della Campania, e in particolare il Nolano e l'Avellinese.

«Mettete da parte la vecchia idee di camorrista, quello anni '70-'80. Non c'è più, non esiste da un pezzo. La camorra ha fatto un salto di qualità. Oggi sa muoversi anche in quella zona grigia che è al confine con la legalità, grazie anche alla complicità di personaggi perfettamente integrati in quel tessuto sociale che si ritiene sano».

Un cambiamento radicale. E che avvicina la criminalità organizzata campana alla 'ndrangheta e alla mafia, dove da sempre molti colletti bianchi sono collusi (ma a volte hanno anche ruoli più “diretti”), con le organizzazioni malavitose.

In questi anni di crisi economica, il “sistema” che gestisce fiumi di denaro grazie alle attività illecite (in primis il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti), ha bisogno di personaggi apparentemente puliti, facce tranquillizzanti di imprenditori e professionisti al di sopra di ogni sospetto per riciclare i guadagni.

«Ma non solo – aggiunge Soviero -. Bisogna fare anche molta attenzione alle pubbliche amministrazioni, e in particolare in questo periodo di elezioni per i rinnovi dei consigli comunali. La politica deve rimanere impermeabile, resistere alle tentazioni che arrivano dalla criminalità organizzata. La camorra prova sempre – soprattutto in certi territori – a gestire direttamente o indirettamente la cosa pubblica. E' proprio su questo aspetto che la direzione distrettuale antimafia di Napoli sta puntando la sua attenzione».

Una camorra 2.0., silenziosa e pericolosa. Che ha il potere economico e non ha bisogno di utilizzare le pistole. O almeno, si spara molto di meno in alcune zone. Una camorra che si muove su un livello più alto, lontano dalla strada. I guappi sono un ricordo lontano, icone di un tempo che fu. «Quello delle coppole e delle lupare», come sintetizza Sovierio.

E mentre a Napoli c'è la guerra tra clan per conquistarsi le piazze di spaccio, in provincia la situazione è diversa. I criminali puntano di più su usura ed estorsioni. Soprattutto gli strozzini rappresentano il pericolo maggiore. Commercianti e imprenditori in crisi trovano spesso nelle banche un muro di gomma. E due sole scelte possibili: il fallimento o gli usurai.

I vecchi camorristi sono spariti. Anche perché quasi tutti in manette, come in Irpinia. Ma le nuove leve crescono. Non siamo ancora al livello della “paranza dei bambini”, che sta insanguinando Napoli. Ma c'è un ricambio generazionale. «Spuntano nuovi personaggi e nel Nolano e in Irpinia le forze dell'ordine stanno seguendo con attenzione questa evoluzione», conferma Soviero. Nel Vallo di Lauro, oltre ai Graziano e ai Cava, si sta inserendo un nuovo gruppo, con radici nella vicina area napoletana. Più giovani e decisi, che stanno riempiendo il vuoto di potere che si è creato dopo l'arresto di Biagio Cava e le successive e pesanti condanne. In questo quadro potrebbe anche essere inserito l'omicidio di Giulio Maffettone, che per anni è stato uno degli elementi più vicini dal boss dei Cava. «In Irpinia ci sono stati di recente quattro omicidi che possono essere ricondotti a vicende di camorra. Compreso quello di Maffettone. Le forze dell'ordine stanno indagando su questi episodi. Non escludo che presto potremmo anche avere i primi risultati concreti di questo lavoro». Conclude ottimista Soviero.

Certo la Campania non è tutta uguale. Napoli e Caserta fanno storia a sé rispetto ad Avellino, Benevento e Salerno. «Ma mai abbassare la guardia, mai dare tutto per scontato, mai immaginare che la situazione non possa cambiare. E in peggio», avverte il piemme della Dda. «In queste province il tessuto sociale è sano, non ancora inquinato dalla camorra. Ma questa consapevolezza non deve indurci a ritenere che questi territori siano del tutto immuni, anzi. E comunque la risposta alla criminalità organizzata non può essere lasciata solo alle forze dell'ordine, che svolgono una attività repressiva. La prima reazione deve venire dalla cosiddetta società civile». Sembra una banalità, ma non è così. Soprattutto in zone dove la camorra è uno stile di vita, forse l'unico stile di vita. Una questione che non riguarda ancora molte aree della Campania. Ma per costruire un argine è necessario il contributo di tutti, non solo di polizia e carabinieri.

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