di Luciano Trapanese
Non c'è un grammo di hashish in città. O meglio, ad Avellino è difficile trovarne. I canali “tradizionali” sono a secco. Il motivo sarebbe da ricercare nel maxi sequestro di droga effettuato dai carabinieri del comando provinciale ad inizio settimana, quando al casello autostradale di Avellino Ovest, abilmente occultati in un pick-up, i militari hanno rinvenuto – grazie al fiuto di un cane antidroga – ben cinquanta chilogrammi di sostanza stupefacente.
Il conducente, un 35enne di Calvizzano, in provincia di Napoli, stava trasportando i panetti di hashish dal napoletano. Evidentemente quella droga era tutta per il mercato avellinese. L'hashish avrebbe potuto essere diviso in 300mila dosi, fruttando più di un milione di euro. Un giro importante.
Gli investigatori stanno ora indagando per capire chi avrebbe dovuto ricevere quella droga. Un passo importante per capire quali personaggi – o gruppi – gestiscono lo smercio di hashish ad Avellino e nell'immediato hinterland.
I carabinieri non sarebbero troppo propensi a ritenere che il giro sia gestito da affiliati alla malavita organizzata. La camorra, piuttosto, si occupa del traffico, e quindi dell'importazione della droga. Per le cosiddette droghe leggere, e in particolare in provincia, la vendita al dettaglio viene spesso lasciata nelle mani di spacciatori locali o immigrati. C'è comunque una scala piramidale: c'è chi riceve il quantitativo e poi lo cede a una serie di persone che possono rivenderlo direttamente ai consumatori o consegnarlo nelle mani di piccoli spacciatori. Se tutto questo sia configurabile in una associazione a delinquere perfettamente organizzata solo le indagini potranno stabilirlo. Ma di certo chi riceve e vende il quantitativo iniziale ha un ruolo determinante, almeno ad Avellino.
Resta da stabilire, anche per comprendere il reale business in città riferito al solo consumo di hashish, per quanto tempo quei cinquanta chili di droga avrebbero coperto il “fabbisogno” dei consumatori avellinesi. Una settimana? Due? E quindi, quanta gente “fuma”? Insomma, un dato per capire la reale consistenza del fenomeno ad Avellino.
Di certo, le altre sostanze viaggiano in modo diverso. Eroina e cocaina sono business strettamente camorristici. Hanno margini di guadagno notevolmente superiori rispetto alle droghe leggere. Anche a Napoli – dove la guerra per le piazze di spaccio sta insanguinando le strade del capoluogo partenopeo – la vendita dell'hashish, in particolare per lo smercio “al dettaglio”, è affidata ad immigrati (quasi tutti gambiani, ivoriani, senegalesi. Mentre i nigeriani sono attivi anche sul fronte eroina). Molti rischi e poco profitto, per la camorra il vero affare sono soprattutto i grandi quantitativi.
Tornando ad Avellino. Eroina e cocaina spesso vengono acquistate dai consumatori direttamente a Napoli. C'è chi si reca nelle piazze partenopee e acquista il numero di dosi sufficiente per i consumatori della sua zona. Anche per questo – ad oggi – in Irpinia, così come nel Sannio, non sono stati, di recente, sequestrati grossi quantitativi di eroina e cocaina. I maxi sequestri del passato erano comunque riferiti a “merce” che dalla costa pugliese era diretta a Napoli.
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