Cinque donne uccise dalla passione omicida

Cinque delitti, cinque storie diverse. Tutte ammazzate in Irpinia.

Uccise per passione. Antonella Russo, Vienna Pisacreta, Patrizia Pascucci, Galyna Dotsyak, Anna Tavino, Fabiola Speranza. Per quasi tutte un denominatore comune: il killer non ha perdonato l'abbandono.

Avellino.  

 

di Luciano Trapanese

Maltrattate, violentate, uccise. Una scia di sangue, declinata sotto quel termine, “femminicidio”, tanto orribile quanto esplicito. Donne vittime di compagni, mariti, ex. Per motivi passionali, si legge nelle cronache. Dove la passione è a senso unico e si tramuta in possesso. Che deve essere esclusivo e per sempre. Ad ogni costo. Anche il più estremo.

In Irpinia le vittime sono state tante. Il tempo ha cancellato storie e tragedie. Rivivono nitide solo nei ricordi di chi le ha conosciute e nelle pagine di cronaca nera di vecchi quotidiani. Altre sono fisse nella memoria collettiva. Ferite aperte. Per sempre.

Ne abbiamo scelte cinque. Emblematiche. Proprio in questi giorni, segnati dal brutale delitto di Sara Di Pietrantonio, bruciata viva del suo ex in una delle periferie degradate della capitale. Un'altra vittima. L'ennesima. Si aggiunge a una lista in continua crescita. Che ha quasi sempre lo stesso, identico, filo conduttore: sono state ammazzate perché avevano deciso di mettere fine a una relazione. Tanto da spingere il ministro Enrico Costa a proporre per questi delitti il pugno duro giudiziario: niente riti abbreviati e aggravante. Che significa: stop agli sconti di pena.

Antonella Russo aveva 23 anni. Studentessa prossima alla laurea in economia e commercio, solofrana. E' stata massacrata come in un agguato di camorra. Sette pallottole. Due alla testa. A sparare è stato l'ex convivente della madre, Antonio Carbonara, di 50 anni.

Antonella voleva proteggere la mamma da quell'uomo. Era diventato violento e ossessivo. Non accettava la fine del rapporto. E la ragazza, proprio per difendere la madre, aveva deciso quella mattina di accompagnarla in macchina nella conceria dove lavorava. Erano le sei. Ha rimesso in moto l'auto per tornare a casa. E in quel momento è spuntato il 50enne. Che ha fatto fuoco. Per vendetta. Forse perché riteneva Antonella un ostacolo tra lui e la madre. O solo per punire la donna che lo aveva lasciato. Un movente passionale. Si disse all'epoca. Era il febbraio del 2007. Ma la passione c'entra poco.

Un salto indietro. Luglio del 2000. A pochi passi da Solofra, San Michele di Serino. Un'altra storia che è rimasta impressa nella memoria, quella di Vienna Pisacreta. Una donna di 31 anni, madre di due figli, operaia nello stabilimento Fiat di Pratola Serra. Uccisa dal marito, Antonio Pesce, poliziotto e reduce dalle missioni di pace in Bosnia. E' stata strangolata nella sua abitazione e il corpo sepolto sulla cima del Terminio. Avvolto nella confezione di una pelliccia regalata dal marito e nella carta argentata. Estremo tentativo per proteggerla dai cinghiali e dai cani selvatici. Senza successo. Il teschio della donna venne trovato in autunno. Pesce aveva un'amante che aspettava un figlio da lui. Ma non accettava la separazione da Vienna. E per questo l'ha ammazzata.

Novembre 2009. Lei si chiamava Patrizia Pascucci, 39 anni, di Grottaminarda. E' stata soffocata nella sua abitazione dall'uomo con il quale aveva una relazione sentimentale, Giuseppe Di Vito, 49 anni di Bonito. Il corpo della donna era riverso sul divano. Venne trovato dalla figlia 13enne. Anche in questo caso, movente passionale. Nel corso delle indagini emerse anche che Di Vito, insieme a due complici, stava progettando un altro omicidio: voleva uccidere l'ex marito della donna.

Giugno 2011. Torniamo nel serinese. Questa volta la vittima è una badante ucraina. E' accaduto a pochi chilometri dalla tragedia di Vienna Pisacreta. E anche il corpo di Galyna Dotsiak è stato occultato tra i boschi del Terminio. La donna è stata uccisa da un 63enne del posto, Gennaro Rodia. Avevano avuto una relazione sentimentale, poi lei si era innamorata di un altro. Errore fatale. Il 63enne l'ha massacrata per questo affronto a bastonate.

Febbraio 2014. Non ci spostiamo di molto. Santa Lucia di Serino. Lei si chiama Anna Tavino, 63 anni, bidella in pensione del liceo Colletta. Nelle descrizioni di amici e parenti che la ricordano ricorrerà sempre il termine “solare”. Si è separata da poco dal marito, Alessandro Mariconda, 57 anni. Una separazione che lui non ha mai accettato. Quel giorno aspetta l'ex moglie davanti al market Rosa, in via Francesco Moscati. E la uccide sparandole un colpo a bruciapelo. Poi scappa a casa, in una villetta di due piani. E si uccide.

L'ultimo caso di questa piccola e assolutamente incompleta lista. Gennaio 2011, Atripalda. Michele Naccarelli, ha appena perso il lavoro. E' nervoso, preoccupato. Litiga con la moglie, Fabiola Speranza. Lei esce dall'abitazione, forse anche per mettere fine alla discussione. O per evitare di continuare a fare storie davanti ai figli. Lui impugna una pistola e spara: undici volte. Lei muore sul colpo.

Cinque delitti, cinque donne uccise, cinque storie profondamente diverse. Eppure così simili. A tante altre, purtroppo. La cronaca ne consegna ogni giorno. Ammazzate per passione, si continua a ripetere. Sbagliando. Ammazzate perché dovevano stare al loro posto. E non permettersi di chiudere relazioni, questo sì, senza più passione.