Ragazzine stuprate: filmate e ricattate dal branco

Un'estate di violenze, ai danni di ragazzine. Soprattutto in Campania.

Ma la cronaca non racconta tutto. Tanti casi restano segreti e per tanti motivi. Uno fra tutti: la gogna mediatica per la vittima. Il 10 per cento degli italiani propone la castrazione chimica per i colpevoli. E voi?

Avellino.  

di Luciano Trapanese

Adolescenti a rischio stupro. Lo racconta la fredda cronaca. E lo confermano i dati. Anche in Campania, dove ogni anno (fonte Istat), si consumano quasi 1500 abusi sessuali e nel 40 per cento dei casi le vittime sono minori. Se a questi numeri si aggiungono quelli recentissimi forniti dal Garante per l'infanzia, che ha lanciato un inquietante allarme incesto in molte aree della regione, c'è davvero da preoccuparsi. E non è tutto. Solo una piccola parte delle violenze viene denunciata (vi abbiamo raccontato qualche giorno fa della ragazzina, stuprata da un vicino nell'androne del palazzo, che si è rifiutata di rivolgersi alle forze dell'ordine), c'è chi preferisce il silenzio piuttosto che innescare vicende giudiziarie che aggiungono altro dolore al trauma subito. E' il caso di ricordare la ragazzina di San Valentino Torio, violentata da un branco di adolescenti e insultata con irripetibili epiteti sui social e non solo.

Un sondaggio di Demoskopica ha anche evidenziato un altro aspetto: il dieci per cento degli italiani sarebbe favorevole alla castrazione chimica. Gli altri a pene molto più severe. In pratica: una larga fetta dell'opinione pubblica è ben cosciente della gravità di questo reato (ancor di più quando le vittime sono minori o addirittura bambini), eppure le violenze sessuali continuano. E sono tante.

Questa estate c'è la netta percezione, almeno in Campania (ma non sono stati elaborati dati che ci consentono un raffronto con lo stesso periodo del 2015), che gli abusi sessuali su ragazze adolescenti sia in costante aumento. Violenze, oltretutto, che si consumano anche grazie alle nuove tecnologie. Sono numerosi i casi di ragazzine riprese durante l'intimità e poi ricattate, costrette a concedersi anche ad altri in cambio del silenzio. Si tratta dei casi più complessi da individuare, sui quali è difficile fare una qualsiasi analisi statistica. Molto spesso la vergogna, la paura che quel video compromettente diventi di dominio pubblico, sono più forti del desiderio di dire basta. Di ribellarsi. E raccontare tutto a genitori, un'amica, gli insegnanti, le forze dell'ordine. Anzi, a volte il timore della reazione dei familiari rende le ragazzine ancora più esposte, più inclini a piegare il capo e non fare nulla.

Di certo è un'estate – almeno in Campania – segnata da storie di abusi su ragazze minorenni. E il dato che più inquieta è in genere l'età dei violentatori, adolescenti anche loro. Un corto circuito che potrà anche avere tante ragioni, ma di sicuro produce una sola vittima: ragazze minorenni, a volte poco più che bambine.