Avellino, spaccio di coca tra la movida. Condannata la "zia"

Cinque anni di reclusione per la principale indagata e un'assoluzione

Avellino.  

Si chiude il processo “droga e movida” con nove condanne e una assoluzione. Ieri l’udienza davanti al giudice monocratico Mauro Tringali, che al termine di una lunga camera di consiglio ha condannato il principale indagato, la 50enne avellinese (difesa dall’avvocato Carmine Danna) detta “la zia” a 5 anni di reclusione. Le altre condanne sono più lievi e vanno ad un massimo di due anni. Una assoluzione per un 35enne di Avellino per il quale il suo avvocato Gaetano Aufiero è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti.  

 Si chiude, dunque, la prima fase del processo che ha visto alla sbarra la banda della zia, il gruppo che per alcuni mesi aveva gestito (secondo l’accusa e le indagini dei carabinieri) un vero e proprio spaccio di cocaina nell’Avellino bene, tra la movida di alcuni locali e soprattutto per la clientela, quella costituita da professionisti. Tra gli indagati infatti ci  sono anche due giovani laureati in legge. Almeno cinquanta cessioni che tra il 2009 e il 2011 sarebbero state documentate dalle indagini dei militari della Compagnia dei Carabinieri di Avellino. 

Le intercettazioni ambientali realizzate a bordo di una vettura in uso ad una spacciatrice di cocaina. Ma anche il verbale di arresto di un’altra delle pusher coinvolta nell’operazione di Carabinieri e Procura. Si tratta di un transessuale, Antonio Iammarino, alias «Luana», di origini foggiane, che stato condannato a due mesi avendo scelto il rito abbreviato.