Antonino Zichichi e il grande legame con Ortensio e Ettore Zecchino a Biogem

Ecco un'interessante intervista rilasciata ad Ettore Zecchino nel maggio 2021

antonino zichichi e il grande legame con ortensio e ettore zecchino a biogem

Chi può dirsi veramente scienziato? Solo chi ha al suo attivo, almeno una scoperta o un’invenzione riproducibile in laboratorio. Siamo purtroppo pieni, di tanti, sedicenti scienziati, che non hanno mai scoperto, né inventato alcunchè..

Ariano Irpino.  

Ortensio Zecchino e la comunità di Biogem si uniscono al dolore dei figli e, particolarmente, di Lorenzo per la morte di Antonino Zichichi, figura eminente di scienziato che ha dato lustro all’Italia nel mondo, ricordando le sue numerose presenze nelle quali con la generosità degli autentici maestri ha elargito tesori di scienza e di umanità.

Ecco un'intervista interessante di Ettore Zecchino datata 13 maggio 2021 sulla pagina ufficiale Biogeme "Le due culture".

Esistono davvero le stelle di anti-materia?

La loro esistenza è assolutamente plausibile, ma non è stata ancora dimostrata in laboratorio.

Ci può esplicitare il suo pensiero sulla pandemia da Covid-19 e sul virus che l’ha generata?

Dico solo che, anche in questo ambito, molto lontano dal mio, dobbiamo applicare, in modo estremamente severo, il metodo scientifico.

A proposito di metodo scientifico, conferma la sua posizione un po’ controcorrente, sulla responsabilità diretta dell’uomo sul riscaldamento globale?

Confermo, e, proprio per questo, ritengo che si debba studiare ben più a fondo un tema di tale importanza.

Lei è un ammiratore di Biogem, ma non considera ‘scientifica’ la rivoluzione darwiniana. Come la mettiamo con i suoi tanti amici biologi?

Mi dispiace, ma la arcinota rivoluzione darwiniana non ha alcuna equazione, né alcuno esperimento fondamentale a sostegno di ciò che è entrato a far parte della Cultura dei nostri tempi.
Lei arriva a Dio su base logica, rifiutando l’idea del caos come origine e guida di tutto, ma cosa la porta al Dio della Bibbia?

Dio fa parte della sfera trascendentale della nostra esistenza.     

Ha conosciuto vari papi, sviluppando una particolare sintonia spirituale con Giovanni Paolo II. Ci può parlare di questo capitolo della sua esistenza?

Si deve a lui la magistrale definizione di Scienza e Fede come entrambi doni di Dio. Si badi bene, regalo, non conquista. Un concetto molto responsabilizzante per uno scienziato.

Se la matematica è l’unica scienza esatta, non è forse la regina delle scienze?

In realtà, la matematica è il linguaggio della Scienza.

Quali i suoi rapporti con la filosofia?

I filosofi sono pensatori, il loro percorso è parallelo a quello degli scienziati, che, invece, verificano in laboratorio l’esattezza di una tesi.

Nella sua Erice ha fondato un importante centro di ricerca scientifica, intitolato al grande Ettore Maiorana. Cosa dedicherà ad Archimede?

L’istituto di Erice è una delle pochissime realtà al mondo che ha davvero ospitato, in diverse occasioni, numerosi scienziati degni di questo nome. Archimede è stato un gigante dell’antichità, un vero e proprio precursore del sommo Galileo Galilei. Su entrambi ho scritto libri appassionati.

Quale è il suo parere sul meeting settembrino di Biogem, al quale ha partecipato per ben tre volte?

L’ho apprezzo molto perché rappresenta un contributo fondamentale per innestare la scienza nella cultura cosiddetta ‘moderna’.

 A molti è nota la sua amicizia con Federico Fellini. Ci può svelare qualche retroscena sul film da fare insieme mai realizzato?

L’ho conosciuto in una conferenza. Siamo subito diventati amici, e più volte abbiamo fantasticato di realizzare insieme un film per svelare i retroscena delle scoperte scientifiche. Per i molti nostri impegni abbiamo fatto trascorrere vanamente tanto tempo prezioso. Un vero peccato, perché il film sarebbe stato un grande contributo alla importante sfida di rendere la scienza un architrave della Cultura Moderna.

La musica apre la mente?

Per Enrico Fermi la musica era rumore. Non tutti i cervelli, neppure quelli di uomini geniali, riescono a trasformare quello che noi chiamiamo rumore in suoni armonici, cioè musica. Da scienziato sono molto interessato a questo aspetto, come uomo apprezzo molto la musica.

Professore, lei è stato ed è una colonna del Cern, ma da siciliano a Ginevra come se la passa?

Benissimo.

I fisici sono uomini di pace, nonostante la bomba atomica?

La grande Scienza è sempre pacifica, e tali erano i fisici del mondo democratico che riuscirono a realizzare una bomba nucleare, chiamata atomica solo per un compromesso terminologico, come ho spiegato in diverse conferenze. Da quella scoperta, sono derivati tantissimi sviluppi scientifici e tecnologici. E il Progetto Manhattan è un esempio tra i più importanti di interdisciplinarietà scientifica.

In passato ha raccontato di un diretto coinvolgimento tecno-scientifico di Patrick Blackett, suo maestro e Premio Nobel per la Fisica nel 1948, a supporto dell’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Ce lo può dettagliare?

Fu tutto un trionfo di calcoli di probabilità ed equazioni, applicati nella grande battaglia navale del Mediterraneo. Essenzialmente, Blackett convinse lo Stato Maggiore alleato a rischiare l’impiego contemporaneo dell’intera flotta. Ne seguirono la liberazione di Malta dall’assedio nazista, e la decisione, da parte degli alleati, di attraversare l’Italia, partendo dallo Stretto di Messina, e non da Napoli. Un grande regalo per la Sicilia, liberata dai nazifascisti, e un punto di svolta cruciale per le sorti del conflitto. Ero un ragazzino, che leggeva di queste battaglie navali sul ‘Corriere dei Piccoli’. Ricordo ancora mio padre, anti-fascista convinto, esultare per ciò che aveva saputo realizzare Blackett, Grande Ammiraglio della Marina Britannica, Premio Nobel, e Lord. Cresciuto, ho appreso i dettagli direttamente da Blackett, e, chi vuole, può leggere un mio libro sull’argomento.

Per caso ha un pizzico di nostalgia della Sicilia?

Assolutamente no, anche se la porto sempre dentro di me.

La fortuna ha un peso nella scienza?

Senza lo squillo di un telefono in un palazzo vuoto, molti decenni fa, non avrei mai potuto raccogliere l’invito per un congresso mondiale di fisici, in programma l’indomani a Pisa. Non partecipando a quel convegno, non avrei esposto la soluzione a un problema all’epoca irrisolto nella comunità dei fisici. Non sarei stato preso, giovanissimo, all’Imperial College di Londra. E non avrei conosciuto, all’esordio della mia carriera, i tanti straordinari scienziati che hanno ispirato i miei primi passi nel mondo della grande fisica.

In definitiva, chi può dirsi veramente scienziato?

Solo chi ha al suo attivo, almeno una scoperta o un’invenzione riproducibile in laboratorio. Siamo purtroppo pieni, di tanti, sedicenti scienziati, che non hanno mai scoperto, né inventato alcunchè.

A quale sua scoperta o invenzione è particolarmente legato?

A nessuna in particolare. Sono tutte parti essenziali di un unico percorso di ricerca scientifica, sancita da dimostrazioni in laboratorio. Vorrei piuttosto insistere su questo rigoroso concetto di Scienza, da me sempre sposato.