Cient’ croci e cient’Ave Maria, nel giorno dell'Assunta

Si è rinnovato il rito nelle case di molti anziani

Un’antichissima preghiera costituita da una formula dialettale ripetuta per ben cento volte tra altrettante cento Ave Maria, meditando due intere poste di rosario

Ariano Irpino.  

“Nemico vattene là, dall’anima mia non hai a che fa oggi è il giorno della Vergine Maria, faremo cento Croci e diremo cento Ave Maria.” Alle 15,00 in punto nelle abitazioni di molti anziani ad Ariano come in altri piccoli comuni del circondario si è rinnovato come da tradizione il rito in onore della Vergine.

Un’antichissima preghiera costituita da una formula dialettale ripetuta per ben cento volte tra altrettante cento Ave Maria, meditando due intere poste di rosario.

È alla tradizione bizantina di Terra d’Otranto che va ricondotta l’origine e la propagazione della cosiddetta preghiera delle Cento Croci, diffusa ancora oggi in numerosi centri salentini. Ad affermarlo sulla rivista di pensiero e cultura meridionale Cultura Salentina è Francesco Danieli. “La caratteristica prettamente orientale dalla quale, tra l’altro, trae nome la preghiera stessa sta nel fare il segno di croce ogni qual volta si reciti un tratto nodale della suddetta prece. Ciò rimanda alla memoria l’uso tipicamente orientale di segnarsi ripetutamente, durante i momenti di preghiera come dinanzi alle sacre immagini. Ulteriore motivo per ricondurre tale preghiera alla tradizione bizantina è il riferimento biblico alla Valle di Giòsafat, ad est di Gerusalemme, nella quale secondo il profeta Gioele (Gl 4, 1-2) si raduneranno tutti i popoli, alla fine dei tempi, per il giudizio divino.” 

Gianni Vigoroso