"Le recenti affermazioni del sindaco di Calitri colgono una preoccupazione reale e comprensibile: oggi l’acquedotto pugliese garantisce tariffe più basse e un servizio più stabile rispetto a quello che potrebbe offrire alto calore, gravato da oltre cento milioni di debiti e da una storia di gestione difficile.
Difendere i cittadini da un possibile peggioramento del servizio è un dovere, non una scelta ideologica. Ma proprio qui nasce una contraddizione che non possiamo ignorare.
È normale che un territorio come l’Irpinia stia meglio affidandosi a un gestore di un’altra Regione piuttosto che a una propria struttura pubblica? Se la risposta è sì, allora significa che non abbiamo solo un problema tecnico, ma un fallimento politico profondo: della governance regionale, dei Comuni soci e dell’intero sistema di gestione dell’acqua nelle aree interne.
Il richiamo ai debiti di Alto Calore è giusto, ma non può diventare un alibi. Quei debiti non sono un accidente del destino: sono il risultato di anni di scelte sbagliate, di rinvii, di responsabilità mai assunte fino in fondo. Usarli oggi solo per dire “non vogliamo Alto Calore” è comprensibile sul piano immediato, ma rischia di trasformarsi in una scorciatoia: si evita il problema invece di affrontarlo. E così si rinuncia a costruire una vera alternativa pubblica, limitandosi a cercare riparo altrove".
Lo scrive in una nota il comitato Uniamoci per l'acqua da Grottaminarda.
"La questione, in fondo, non è solo chi gestisce l’acqua, ma come la si vuole gestire. Fermare il trasferimento può essere una battaglia legittima, ma se resta solo una difesa dell’esistente diventa una battaglia senza prospettiva.
Il nodo politico vero è aprire finalmente una vertenza seria sulla gestione pubblica dell’acqua nelle aree interne: rifondare Alto Calore, investire sulle reti, cambiare la governance, garantire controllo pubblico reale e responsabilità chiare. Altrimenti il messaggio che passa è devastante: l’Irpinia non è in grado di gestire neppure l’acqua che nasce sul suo territorio. E questo, politicamente, non è accettabile".
