Addio ad Antonietta Leone, la cantastorie dell'Irpinia, voce simbolo di Montecalvo Irpino. Eccola in tutto il suo splendore, nel giorno dei suoi 100 anni, tre anni fa nell'agriturismo di Nicola Serafino. Fu una serata di risate e allegria.
"Antonietta Leone - scrive Nicola Serafino sulla sua pagina facebook - se n’è volata via in silenzio, come fanno le anime antiche che hanno già detto tutto con la voce, i gesti e i canti. A 103 anni si chiude una vita lunga un secolo, e con essa una delle ultime, preziose testimonianze viventi della cultura popolare del novecento che arriva fino al nostro ventunesimo secolo.
Antonietta era l’ultima cantastorie, custode di una memoria orale che oggi diventa eredità collettiva.
Cantava gli stornelli come si respira, senza artificio, senza scena, portando nella voce la verità della terra. Ogni parola, ogni canto, ogni racconto era un frammento di storia vissuta, tramandata non sui libri ma nei cortili, nei campi, nelle veglie, nelle feste di paese.
Era la cultura che nasce dal basso, che attraversa il tempo e resiste all’oblio: una cultura fatta di lavoro, sacrificio, amore e ironia.
Con Antonietta Leone se ne va una parte importante della memoria delle terre di Montecalvo Irpino, della Valle del Miscano e di tutto l’hinterland. Ma resta il senso profondo del suo insegnamento: la consapevolezza che la tradizione non è nostalgia, bensì radice.
Quella radice che ci permette di sapere chi siamo e da dove veniamo, anche in un’epoca che corre veloce e spesso dimentica.
A noi non resta soltanto il ricordo della sua lunga esistenza, ma il patrimonio immateriale che ha lasciato: i canti, le parole, le storie, le inflessioni della lingua, i modi di dire, le melodie che raccontano un mondo vero. Tutto questo diventerà bagaglio per le future generazioni, traccia viva di un secolo ormai trascorso, segno tangibile di quella storia, cultura e tradizione che hanno modellato queste terre.
Antonietta ci ha consegnato, senza saperlo forse, un grande lavoro d’amore sulla sua Montecalvo, su quel “Monte Calvo che piace”, fatto di umanità semplice e profonda, di identità forte, di appartenenza. Un lavoro che ora spetta a noi custodire, raccontare, difendere.
La porteremo con noi nel cuore, come si portano le cose grandi che non fanno rumore. Perché finché qualcuno canterà uno stornello, finché una storia verrà raccontata, Antonietta Leone continuerà a vivere. E a insegnarci, ancora una volta, che la memoria è il bene più prezioso che una comunità possa possedere".
