"Secondo la filosofa statunitense Judith Butler, esiste una forma di inclusione semplice, quasi comoda: quella che non mette in discussione nulla, che lascia intatto l’equilibrio della società così com’è. È l’inclusione di chi, trovandosi ai margini, impara a rendersi accettabile, comprensibile, senza però cambiare davvero le regole del gioco.
Ma la vera integrazione è un’altra cosa. È più scomoda, più coraggiosa. Richiede di guardare in faccia gli ostacoli strutturali, di intervenire su di essi, di trasformarli, fino a rendere possibile una reale parità di accesso.
Parlare di disabilità con toni rassicuranti, quasi consolatori, non basta. Anzi, a volte è proprio questo il rischio: sentirsi inclusivi senza esserlo davvero. Restare fermi, mentre tutto intorno continua a produrre esclusione".
Una riflessione sull'inclusione che arriva direttamente dai ragazzi con disturbo dello spettro autistico, della Compagnia AutoTeatranti. Saranno loro a portare in scena lo spettacolo "Viaggio nell'isola che non c'è", scritto e diretto da Katia Cogliano con ingresso libero. Iniziativa promossa dall'associazione "Insieme si può Sarno in collaborazione con i bambini delle fate, per l'inclusione sociale.
"Pensiamo al mondo della musica, dello spettacolo. Quanto spesso ci limitiamo ad “apprezzare” la diversità, senza davvero farle spazio? Una vera inclusione significherebbe aprire le porte, cambiare le strutture, dare presenza reale ad artisti, musicisti, professionisti con disabilità. Vorrebbe dire superare stereotipi, smettere di misurare il valore con criteri rigidi, anche estetici.
Sì, sembra un sogno. Eppure, da qualche parte, questo sogno respira già. Esistono piccole isole, silenziose e ostinate, in cui ogni giorno si cerca di dare forma concreta a quelli che appaiono come ideali irrealizzabili di inclusione. Piccole isole in cui, forse, si sogna un mondo diverso, ma con gli occhi più che aperti.
Tra queste isole c’è quella di AutoTeatranti. Un piccolo laboratorio teatrale in cui non si entra tanto per imparare a recitare, quanto per incontrarsi davvero.
Qui non esistono etichette, diagnosi o categorie che separano. Non esiste la “normalità” come confine da difendere o come modello da rincorrere e da raggiungere. Esistono persone, storie. Esistono modi diversi e tutti autentici di stare al mondo.
Tra le quattro mura della scuola di danza di Groove, grazie alla visione dell’associazione Insieme si può – Sarno in collaborazione con I bambini delle fate, ragazzi normotipici e autistici lavorano insieme per arricchirsi reciprocamente e costruire qualcosa di concreto. Non per somigliarsi, ma per incontrarsi. Laboratorio dopo laboratorio, si impara che comunicare non significa essere uguali, ma trovare il modo di “arrivarsi” attraverso un linguaggio fatto di fiducia, di tempi che si rispettano e che si incontrano.
Su questa piccola isola ogni prova è simile ad un atto di coraggio che ogni membro affronta con il sostegno dell’intero gruppo. C’è chi supera il silenzio, chi affronta la propria timidezza, chi impara ad ascoltare e chi a gestire la propria ansia e le proprie paure. I corpi parlano, gli sguardi si cercano, le differenze smettono di essere distanze e diventano ponti.
E così questa ciurma, sotto la guida di Katia Cogliano, sabato 16 maggio si esibirà presso l’Auditorium comunale di Sturno. Non per essere perfetta. Non per dimostrare qualcosa ma per condividere e per regalare un momento di leggerezza e di verità.
"Vi basterà chiudere gli occhi e sognare insieme a noi. Ritornare bambini, sentirvi più leggeri e vivere così un’esperienza che può far guardare il mondo da una nuova prospettiva, e forse così, uscendo, qualcosa sarà cambiato. Sarà questa la prova concreta che la vera inclusione non è soltanto un gesto gentile, ma una realtà possibile, forte, necessaria. È un luogo dove nessuno è fuori posto, perché il posto lo si può creare insieme".
