Casapound. «Ci chiamano fascisti e razzisti. Non hanno capito»

Breve viaggio nell'estrema destra. Chi sono, cosa vogliono, quale Paese sognano.

casapound ci chiamano fascisti e razzisti non hanno capito

E cosa pensano di immigrati e omosessuali. Ne abbiamo parlato con il coordinatore regionale Ferdinando Raiola e il responsabile avellinese, Antonio Genzale.

«Razzisti? Assolutamente no. Non lo siamo. Tanto è vero che alcuni nostri membri provengono da altri Paesi», afferma Ferdinando Raiola, il coordinatore regionale campano di Casapound.

Beh, cos'è Casapound?

«Cpi fa politica a 360 gradi - racconta Raiola -. Non è una politica che ambisce solo ed esclusivamente all'entrata in Parlamento. Ma va ben oltre: facciamo volontariato, protezione civile. Aiutiamo le famiglie italiane e lo facciamo in prima persona. A differenza degli altri partiti, siamo più per i fatti che per le chiacchiere».

«Una famiglia di Ercolano – continua - senza soldi e, ahimé, con seri problemi di salute, stava per essere sfrattata. Ha chiesto il nostro aiuto e, senza farcelo ripetere due volte, abbiamo agito. Il giorno dello sfratto siamo andati sul posto e l'ufficiale giudiziario ha rinviato lo sgombero. Oggi quella famiglia ha ancora un tetto sulla testa».

«Ci chiamano persino per andare a recuperare i gatti sugli alberi - dice Antonio Genzale, responsabile della città di Avellino - E' incredibile di quanto la gente ci abbia preso a cuore».

Già, a cuore. Ma non del tutto. Non mancano le critiche...

«Di giudizi negativi ne abbiamo da vendere. Ci chiamano fascisti, nel senso dispregiativo della parola. Un fascismo inteso come spirito patriottico, come politica mirata alla tutela dell'italiano - sottolinea il coordinatore -. Noi non ci offendiamo, anzi. Ci tengo a ricordare le leggi e le infrastrutture che ancora oggi sopravvivono e che sono opera di quel periodo storico. Storia che i governi di quest'ultimo decennio stanno distruggendo. E poi finiamola con questa cose del tipo "Quelli di Casapound sono razzisti", o peggio contro gli omosessuali. Assolutamente no».

«Cerchiamo di affrontare le due questioni. Per gli immigrati, la spiegazione è semplice: in primis gli italiani. Noi non odiamo nessuno, ma un Paese già in difficoltà non può aiutare altri nelle stesse condizioni. Vi sembra giusto che nella lista per la richiesta alle case popolari siano favoriti gli extracomunitari? In questo modo la discriminazione viene fatta contro noi italiani. Vi sembra giusto che in una nazione dove mancano i fondi, si spendono soldi per gente che viene al di fuori? Vi siete mai chiesti perché le coppie italiane non fanno più figli? Perché manca il lavoro. E noi che facciamo? Cerchiamo di trovare lavoro ad altri? Non ho parole. I soldi per gli immigrati provengono dall'Unione Europea e sono destinati alle cooperative. Noi, a differenza di queste associazioni, adoperiamo di tasca nostra. Sono convinto che se di mezzo non ci fossero i soldi, qua nessuno avrebbe fatto nulla con le proprie risorse. Quanta ipocrisia – dice Ferdinando Raiola -. Un esempio eclatante sono gli abitanti della cosiddetta "fascia rossa", ovvero le persone residenti vicino al Vesuvio. Tutta questa povera gente è costretta a cercare abitazioni altrove, altrimenti si rischia di brutto. E l'Italia cosa fa? Fa venire gli immigrati in queste zone? Gli autoctoni lasciano spazio ai forestieri. Non ci siamo proprio», ribatte. E continua.

«Mentre, a proposito degli omosessuali nessuna obiezione se non per le adozioni. E' contro natura avere due papà o due mamme. Due donne non generano figli così come due uomini. E la società ha bisogno di crescere. Altrimenti il genere umano andrà man mano scomparendo. Non ci può essere amore laddove non c'è normalità. E un'altra cosa è importante sottolineare - aggiunge -. Omosessuali ed etero hanno pari diritti. Ma sembra che i primi pretendano un po' troppo. Faccio un esempio, un'aggressione è tale sempre. Dunque, un'aggressione a un omosessuale è grave tanto quella fatta a un eterosessuale. Ho voluto specificare, perché oggi se attacchi un gay fai schifo, se invece attacchi un etero sono cose che capitano. Eh no, queste sono le vere differenze».

«In passato – continua Raiola - fui persino accusato di aver picchiato un ragazzino nero di 16 anni. Una sporca menzogna, chiaramente. Dopo una serie di processi, ho ottenuto la mia rivincita. Il ragazzo si era inventato tutto, era d'accordo con chi voleva infangarmi».

Saranno presto inaugurate nuove sedi, come quella di Avellino.

«Ad Avellino - spiega Antonio Genzale - l'obiettivo principale è l'apertura della nuova sede. Sede in progetto da settembre del 2016 e tutto a spese nostre, ovviamente. Inoltre, abbiamo ben cento sedi in Italia, di cui sei in Campania».

«Cpi è un movimento politico soprattutto di giovani. Io ho 43 anni e sono tra i più vecchi mentre al Parlamento sarei stato un giovincello - dice Raiola -. E le adesioni aumentano sempre di più. E questo perché? Perché Casapound è vita. Vogliamo giovani che lottano, che si ribellano. Personalmente, detesto vedere quei ragazzi in giacca e cravatta, conformi alla società e alle regole imposte. Perché si sa, o si è leoni o si è perdenti. Bianco o nero, una via di mezzo non c'è. O tutto o niente».

A rappresentare i loro ideali c'è una tartaruga.

«Il nostro simbolo è la tartaruga perché il suo guscio simboleggia la casa, dunque la protezione. Attorno la tartaruga ci sono otto quadrati che rappresentano l'infinito e le frecce rivolte verso l'interno, ovvero centralità e ordine. Casapound non poteva essere rappresentata meglio di così», conferma Ferdinando.

E riguardo l'Alt Right?

«Da quello che sappiamo il movimento americano ha puntato sulla vittoria di Trump che sembrava portare un vento di novità. C'è da dire che dalle ultime mosse politiche del presidente degli Stati Uniti, come il bombardamento sulla Siria, questa ventata di speranza e novità è venuta meno. Ci piace giudicare sui fatti piuttosto che essere schematici. Ormai le etichette di destra sono superate», dice.

Nato nel 2003, il movimento politico ha sempre avuto le idee chiare.

«Cpi nasce a Roma, da un gruppo di giovani che quattordici anni fa occupò un grande edificio abbandonato, un gran palazzo di sei piani, oggi divenuto sede centrale».

«Che dire, Casapound vuole continuare a fare quello che già sta facendo. In vista anche di una nuova proposta di legge che prevede 500 euro al mese, fino ai 16 anni, ai bambini nati da almeno un genitore italiano. Perché Casapound ama l'Italia, proprio come lo scrittore Pound. Da qui, l'origine del nome».

Mariagrazia Mancuso*

*Studentessa del Vivaio di Ottopagine, il corso di giornalismo multimediale organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)