Di Maio va via senza parlare con gli operai. "Buffone!"

La protesta al termine del comizio del Ministro ad Avellino

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Nessuna risposta per Fca, ex Irisbus, Novolegno e Isochimica. Solo selfie e ancora tante promesse

Avellino.  

“Buffone! Buffone!”. Lo hanno gridato forte, li hanno sentiti tutti. Non lui. Il vice premier Luigi Di Maio era già nella sua auto blindata col pensiero all'ultimo fronte di guerra col suo alleato di governo Matteo Salvini. Gli operai dell'ex Irisbus di Flumeri speravano in un momento di confronto con il ministro. Ma così non è stato. Probabilmente il cambio di programma è stato dovuto al ritardo sulla tabella di marcia, ma la sensazione è che il ministro del lavoro non avesse molta voglia di parlare di lavoro. Del resto è venuto ad Avellino per sostenere la candidatura di Ferdinando Picariello per il Movimento Cinque Stelle. Delle vertenze IIa, Novolegno, ex Isochimica, e della Fca se ne può parlare un'altra volta. Non è urgente.

Dal palco di via Matteotti Di Maio ha dedicato giusto un passaggio a quelle tute blu che lo stavano aspettando da mesi. Ha detto che nei prossimi giorni arriveranno a Roma (ma non erano diretti a Genova?) i nuovi autobus prodotti in Irpinia. La verità, spiegano gli operai, è che da gennaio ad oggi non è uscito nemmeno un bus dallo stabilimento di Flumeri. E quelli di cui parla Di Maio fanno parte di una vecchia commessa. Decine di lvoratori, che avevano creduto nelle promesse dei Cinque Stelle, non sanno cosa accadrà il prossimo 29 luglio ma di sicuro sanno che a dicembre scade la cassa integrazione e non si intravede un nuovo socio all'ordizzonte.

“Nel 2017 - fa notare Silvia Curcio, Rsu della Cgil- erano usciti 40 autobus, oggi la produzione va a rilento. Di Maio ha presenziato solo una volta al tavolo appena insediato, ma successivamente abbiamo parlato solo con un vicecapo gabinetto”.

Poi c'è il capitolo Fiat. Il segretario della Fiom irpina Giuseppe Morsa avrebbe voluto sapere qualcosa sul futuro del grande impianto di Pratola Serra. Ma il ministro del lavoro non ha dato risposte. Ha dispensato selfie e sorrisi a 32 denti davanti ai flash dei suoi supporter, ha disegnato dal palco un futuro meraviglioso per la città di Avellino, “la città che porto nel cuore” ha detto, ed è andato via.