Pd, D'Amelio: Irpinia dimenticata tra vertenze e ingiustizie

Intervista alla consigliera regionale uscente del Partito Democratico irpino

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«In cinque anni si sono acuite le problematiche relative agli operai idraulico forestali, alla Sanità, al Sociale e ai Trasporti Pubblici. Dobbiamo puntare a spendere i fondi che ci mette a disposizione l'Europa per infrastrutture e occupazione».

Avellino.  

Assessore regionale alle Politiche Sociali, consigliere uscente e dirigente del partito democratico di lungo corso, durante tutte le sue diverse e contrastate fasi evolutive. Rosetta D’Amelio si ripresenta all’elettorato dopo cinque anni di consiliatura al parlamentino del Centro Direzionale passati all’opposizione ma sempre con grande piglio e passione politica. In questo lasso di tempo, infatti, ha avuto modo di esporre tante proposte ed essere protagonista di numerose battaglie a difesa dell’Irpinia e dei diritti dei cittadini in generale.

Alla presentazione ufficiale nella sede del Pd di via Tagliamento ha detto che durante il governo Caldoro l’Irpinia è stata praticamente cancellata dall’agenda politica della Regione…

«Lo confermo. Negli ultimi cinque anni non c’è stata nessuna strategia mirata ad avviare un percorso di sviluppo del nostro territorio. Anzi, tutt’altro. Del resto, le tante vertenze aperte e non risolte dimostrano la considerazione che c’è stata riservata».

Nello specifico a quali vertenze si riferisce?

«In primis a quella degli operai idraulico forestali che continuano a lavorare in una situazione di assoluto precariato, senza essere pagati e senza avere alcuna certezza sul futuro. Ho parlato con quelli della Comunità Montana Terminio Cervialto che sono in arretrato di 20 mensilità. Persone con famiglie costretti a vivere senza uno stipendio, nonostante lavorino e lo facciano anche in un settore molto delicato come quello della tutela della montagna».

Lei si è anche battuta molto per la Sanità e il sociale…

«È sotto gli occhi di tutti l’ingiustizia perpetrata ai danni della Sanità irpina. Il nostro sistema ha prodotto risparmi per 44 milioni di euro che, però, sono stati investiti altrove. E questo non può essere sopportato da chi ha una Città Ospedaliera dove spesso i pazienti in Pronto Soccorso sono costretti a stare ore sulle barelle perché non ci sono letti disponibili… Per non parlare dei presidi chiusi come l’ospedale di Bisaccia. Mentre sulle politiche sociali siamo passati dai 200 milioni di euro appostati nel corso del mio assessorato ai 17 attuali. Una differenza che si commenta da sola e testimonia come quelli appena trascorsi siano stati 5 anni di gestione ragionieristica».

Intanto, proprio nelle ultime sedute del consiglio regionale si è parlato di riordino degli Ato e di acqua bene comune che ha rischiato di essere privatizzata…

«Proprio così. Solo grazie alla nostra strenua opposizione siamo riusciti ad evitare un altro clamoroso scippo che sarebbe passato per una norma volta a centralizzare la gestione dell’acqua in un’azienda privata».

E non va meglio nel settore dei trasporti pubblici…

«L’ho ribadito più volte in tutte le sedi deputate che il sistema attuale non funziona. La nostra provincia ne è l’esempio emblematico. Il Baianese, da questo punto di vista, è in ginocchio. E meglio non stanno l’Alta Irpinia e la Baronia. Tutte zone mal collegate con il capoluogo e gli altri centri di interesse».

Parliamo di ambiente e della lunga querelle delle trivellazioni petrolifere. Perché, secondo lei, la giunta regionale non ha preso provvedimenti chiari e definitivi?

«Potevano fare una legge di poche righe, nella quale specificavano che la Regione Campania vieta questo tipo di operazioni nei luoghi ad alto rischio sismico, in quelli che custodiscono importanti bacini idrici così come produzioni agricole d’eccellenza. È’ mancata la volontà di realizzarla…».

Quale sarà il suo principale impegno per l’Irpinia in caso di elezione?

«Al di là dell’interesse per il Sociale, la Sanità e l’Ambiente, credo sia necessario spendere le risorse che ci mette a disposizione l’Europa per le opere pubbliche, le infrastrutture, i contratti di programma e tutto ciò di cui la nostra provincia e le sue aziende hanno bisogno. Dobbiamo puntare all’occupazione dei giovani come primo obiettivo da conseguire. Ma anche questo finora è stato bloccato da una visione miope nell’utilizzo dei fondi. Basti pensare che Caldoro restituirà a Bruxelles 2 miliardi e 400 milioni di euro. Un paradosso visto i bisogni e le necessità che si registrano sui nostri territori».

La sua è stata una campagna elettorale molto intensa, itinerante, a contatto con la gente delle diverse zone d’Irpinia. Quali sensazioni ha intercettato durante questo tour?

«Soprattutto che nelle realtà locali c’è tanta “sofferenza”. Povertà, problemi di ogni genere, diritti negati, mancanza di servizi. Gli abitanti delle nostre comunità, però, devono convincersi che bisogna andare a votare per essere protagonisti di un cambiamento concreto. Attraverso la Regione si decide tutto. Anche ciò che avviene nei comuni».

Alessandro Calabrese