Giovanni Capobianco, Presidente provinciale AnpiAvellino, aprendo il convegno promosso ad Ariano Irpino, insieme alla locale sezione Anpi, presso il Palazzo degli uffici, ha sottolineato come l’associazione nazionale Partigiani, nata per onorare la memoria di coloro che combatterono o persero la vita per consentirci la libertà dal nazifascismo, nonché per promuovere i valori antifascisti, sia nettamente contraria alla Riforma della magistratura in quanto, non solo è sbagliata nel metodo, ma è inutile ed eversiva.
“Degli oltre 100.000 combattenti, oltre 50.000 furono i partigiani che morirono nella Resistenza. Dei combattenti, 35.000 erano giovani donne che ebbero il coraggio di ribellarsi al sistema patriarcale e reazionario e preferirono combattere anche per affermare i propri diritti: circa un migliaio persero la vita.
Tre partigiani originari di Ariano Irpino furono uccisi in Piemonte: Archino Calabrese, Giuseppe Caso, Armando Li Pizzi, quegli stessi a cui è stata intitolata la neonata sezione ANPI. La storia ci insegna che il potere senza contrappesi scivola sempre verso il regime. Una magistratura controllata dalla politica non è più libera e tantomeno una garanzia per i cittadini: la giustizia deve rispondere alla legge, non all’esecutivo. Con questa riforma la giustizia diventerebbe meno autonoma e meno indipendente. Il 22 e 23 marzo non votiamo solo sulla riforma, ma sulla nostra libertà, per questo è fondamentale votare No”. Così Fabrizio Ciccone, giudice presso il Tribunale di Avellino e Segretario dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) di Avellino: “La separazione tra PM (funzione requirente) e giudici (funzione giudicante) c’è già dal 2022 con la riforma Cartabia. Meno dell’1% dei magistrati passa da una carriera all’altra. Il Disegno di legge Nordio, come ammesso anche dallo stesso ministro, non migliora il servizio ai cittadini, non riduce i tempi dei processi, non aumenta il personale, non regolarizza i precari, non rafforza le garanzie, non assicura la rieducazione del condannato, né la certezza della pena. Al contrario, stravolge la Costituzione e mette a rischio l’autonomia della magistratura, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Il vero obiettivo è sottoporre la magistratura al condizionamento del governo, indebolendo i controlli di legittimità su chi esercita il potere. Insieme all’autonomia differenziata e al premierato, è parte di un più ampio disegno di radicale cambiamento della nostra Repubblica democratica, col risultato di esercitare una giustizia dura con i deboli e indulgente con i potenti. L’autonomia della magistratura non è un privilegio, ma una garanzia di uguaglianza per tutti: difendiamo la nostra Costituzione e una giustizia imparziale, votando No”.
Ermanno Simeone, avvocato: “È legittimo criticare singoli provvedimenti della magistratura, ma quando la critica sconfina in un attacco preventivo da parte del governo verso un altro organo istituzionale, si opera una rottura insanabile. La separazione delle carriere è un pretesto attraverso cui si intendono scardinare dei principi costituzionali fondamentali, operando una contrapposizione all’interno della stessa Costituzione. Nel merito, si evidenziano enormi contraddizioni in termini: ad es., sull’art. 104 (autonomia della magistratura), si dice che il primo comma è rimasto inalterato, ma il quarto comma, per come è stato modificato, è la sua contrapposizione poiché nega che la magistratura si esprima attraverso la rappresentanza, ovvero con la scelta dei migliori a governare il CSM (organo di autogoverno), che deve organizzare gli uffici sul territorio, esprimere pareri, gestire le carriere etc., dunque è un’aporia.
L’impostazione politica della riforma, che si combina con altre modifiche del nostro ordinamento, come il ridimensionamento del ruolo della Corte dei conti, la sottrazione del controllo di legittimità dell’esercizio del potere con l’abolizione dell’abuso di ufficio, è finalizzata a impedire che la magistratura faccia il suo corso. Nelle finalità truffaldine di sfasciare una Costituzione da sempre scomoda per questo governo, che vuol essere libero da un controllo di legalità, si pretende una magistratura collaborativa, non autonoma, mentre al contrario, la magistratura dev’essere in grado di valutare la legittimità degli atti di tutti, soprattutto del potere: è uno dei pilastri su cui si fonda la nostra democrazia occidentale. Ci viene offerto un prodotto marcio sul quale il popolo sovrano deve pronunciarsi con un netto No, che operi un principio di precauzione finalizzato a scongiurare il rischio che il nostro ordinamento costituzionale scivoli verso lacerazioni insanabili dalle quali non si potrebbe più tornare indietro”.
Guerino Gazzella, avvocato, esponente politico di Noi di centro, ha precisato come il suo sia un No deciso, perché: “Questa riforma non tocca minimamente i problemi della giustizia, a partire dai suoi tempi. Frequento l’ambiente dei tribunali sia per la parte civile che penale e nelle cause civili il rinvio più breve delle udienze è tra i sei e i nove mesi. Servirebbero più magistrati, più concorsi, più ausiliari, la stabilizzazione dei precari, maggior telematizzazione, insomma un maggior investimento, che consentirebbe una giustizia più rapida ed efficiente. Non mi piace il continuo attacco contro i magistrati. È inaudito che la presidente del Consiglio mentre fa le comunicazioni alla Camera o al Senato sui drammatici fatti che stanno investendo il mondo, attacchi puntualmente i magistrati come fossero i peggiori talebani. Con questa riforma, promossa peraltro da ex magistrati contro i magistrati, si toccano ben 7 articoli della Costituzione in pieno equilibrio tra loro, un’assurdità, se si pensa che la Carta fu approvata con la maggioranza dei Costituenti mentre oggi verrebbe modificata da coloro che hanno vinto le elezioni con il 27 per cento dei voti della popolazione. Una certa politica, per dirla con Gratteri, oggi sta presentando il conto di ciò che è avvenuto nel novembre 1994, quando all’allora Presidente del Consiglio (Berlusconi) che guidava a Napoli la conferenza Onu sulla criminalità organizzata, Borrelli e Di Pietro inviarono un avviso di garanzia, che trapelò sui giornali, destando un caso politico-mediatico. In questo momento storico, in cui i nostri diritti sono a rischio, non dobbiamo dividerci: se riusciamo a stare insieme e ad essere coesi, possiamo scongiurare i peggiori scenari futuri.
Giovambattista Capozzi, capogruppo in Consiglio comunale del Movimento 5 Stelle, ha condiviso il suo intervento con la collega di partito Maura Sarno. “faccio politica, - ha detto -, ma non temo i magistrati. La nostra magistratura è da onorare perché è tra le migliori al mondo, ma è oberata di lavoro e per questo andrebbe rafforzata per evitare lunghi rinvii delle cause. Se un referendum andavo fatto, era per bloccare la prescrizione dopo che è iniziato il processo, altrimenti si garantisce l’impunità a chi delinque. In realtà, questa riforma è volta a salvaguardare i politici dell’attuale governo che hanno enormi problemi con la legge a partire dalle incompatibilità che collezionano.
Maura Sarno, avvocata, imprenditrice, delegata alla legalità per la Provincia di Avellino, Movimento 5Stelle, ha sottolineato come sia necessario ripartire dalla Costituzione, nata per il desiderio di rimettere al centro i diritti della persona dopo il regime totalitario fascista.
“La Costituzione nacque tramite l’Assemblea costituente per creare una democrazia liberale con una riforma di compromesso tra diversi partiti: comunista, liberale, democristiano. Oggi una coalizione di sola destra ha messo mano all’art.138 (procedimento di revisione) votando una riforma costituzionale ingiusta e frettolosa e approfittando del fatto che all’elettore medio manchino gli strumenti per decidere come votare. Dobbiamo informare le persone, far sapere che si tratta di una vecchia vendetta di una certa politica per sottomettere la magistratura. I pesi e contrappesi garantiti dalla Costituzione vengono meno. Già lo diceva Montesquieu: se uno dei poteri dello Stato, esecutivo, legislativo o giudiziario, prevale su un altro, è la fine della democrazia. Dobbiamo votare No a questa riforma perché ciò che potrebbe accadere con le norme attuative, sposterebbe il potere sull’esecutivo e i nostri diritti fondamentali, non sarebbero più garantiti”.
Aleandro Longhi, già deputato e senatore, nipote di un partigiano fucilato dai fascisti (e figlio di un deportato a Mauthausen, tornato vivo), esponente di SI-AVS, ha sottolineato come sia importante che ad Ariano sia nata una sezione dell’ANPI e la stessa ANPI abbia preso l’iniziativa di organizzare il convegno, poiché è fondamentale che la Costituzione antifascista nata dal sangue dei partigiani, non venga cambiata. “C’è un pericolo di ritorno al passato da parte di questo governo e la volontà di sottomettere la giustizia, proprio come nel periodo fascista, quando la magistratura era asservita al governo e in particolare al ministro della giustizia. Nel 1926 Gramsci fu arrestato e condannato su ordine di Mussolini.
Questo governo non ci dice la verità, ma sposta gli argomenti su questioni diverse, sulle quali specula, mettendoci la riforma anche quando non c’entra affatto. Ogni tanto a qualcuno di loro scappa la verità, come nel caso, oltre che dello stesso Nordio, della Bartolozzi, della Bongiorno e della Matone. La riforma prevede due Csm e un’Alta Corte, cioè più spesa, poltronifici e burocrazia, per superare le correnti, dicono, ma è una scusa.
La Democrazia cristiana ha governato per cinquant’anni con diverse correnti e non si è certo urlato per questo alla mancanza di democrazia. Non tutti nel governo sono fascisti, come non lo sono tutti quelli che votano Sì, ma nei loro partiti ci sono le correnti: questa è la democrazia. È ugualmente democrazia se i giudici votano attraverso le correnti: Borsellino era di destra, ma faceva il suo mestiere in maniera seria, è questione di valori e di etica. Votiamo convintamente No”.
Carmela Capolupo, docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Napoli Federico II. “Il sistema delle garanzie si trova nell’ultima parte della Costituzione poiché è quello che la blinda – ha precisato - la rende impermeabile alle possibili degenerazioni del potere. È un sistema che si fonda sul principio che non esistono poteri illimitati. È un’idea che ci sembra scontata ed è un bene, perché significa che la limitazione dei poteri fa parte del nostro Dna, il che è un indicatore attendibile dello stato di buona salute del nostro sistema democratico. Voterò No, lo sostengo in giro per il Sud e non prefiguro scenari apocalittici. Ricordo però, che qualche anno fa captai dalla tv un’affermazione della giudice Apostolico di Catania che, sull’individuazione dei porti sicuri, affermava il principio del primato del Diritto dell’Unione Europea sul Diritto interno e fui colpita dalla dichiarazione di qualcuno del governo, che disse che i magistrati non potevano sovrapporsi alle decisioni del governo perché era un organo sorretto dalla legittimazione popolare.
Un brivido percorse la mia schiena e un tarlo mi si insinuò nella mente: mi ricordai di ciò che mi diceva Elisa Springer sopravvissuta ad Auschwitz, ovvero di non dare mai per scontate le libertà. Le libertà non sono mai acquisite una volta per tutte, ma bisogna sorvegliarle con un occhio aperto e uno chiuso. L’esito di questa riforma è imponderabile, poiché la sua attuazione è demandata al legislatore ordinario senza alcuna indicazione che possa orientarne le scelte, cosa che ci consentirebbe di ipotizzare gli scenari configurabili.
La Costituzione fissa i principi e poi demanda al legislatore la successiva attuazione, ma non può farlo in assenza totale di regole o di indicazioni, deve sempre contenere un indirizzo al legislatore.
Nella Costituzione c’è un progetto politico, le linee di sviluppo di una società sulle quali il legislatore si deve orientare per dare attuazione agli istituti costituzionali. Se una disposizione costituzionale, come è questa della riforma, consente al legislatore di fare tutto e il suo contrario, siamo di fronte a una regola costituzionale che non sta facendo bene il suo mestiere. E rispetto ai numerosi rinvii in Costituzione, va precisato che un conto era la vaghezza delle norme costituzionali nel 1948 tutte da costruire, altro è la vaghezza delle norme costituzionali quando c’è molto da demolire e poi da ricostruire. Inoltre, un conto è il ceto politico che deve attuare questa riforma, un altro era quello del 1948!
Fare del referendum uno strumento del tutto distorto rispetto alla sua originaria funzione, è la conseguenza dello scontro politico: chi propone la riforma persegue lo scopo dell’approvazione plebiscitaria su tutta la linea politica del governo. È la prima volta che una legge di revisione costituzionale arriva nelle aule parlamentari così com’è stata formulata dal governo: non sono state prese in considerazione neanche le proposte emendative dei consiglieri del CSM eletti in quota ai partiti di maggioranza, come ad es., Felice Giuffré. Si è giustificato con la necessità di doverla approvare in tempi brevi, per poter poi approvare anche il premierato. Quanta intolleranza per i tempi della democrazia grondano queste parole! Siamo in una stagione fortemente contrassegnata da una tensione dei rapporti tra i poteri: del resto, da una democrazia avanzata come quella americana ci viene un monito, considerando che l’unico limite che si è dato il presidente americano è la sua morale.
Da costituzionalista, collocandola in un’ottica di sistema, mi chiedo se la riforma così com’è, sia congruente e realizzi gli obiettivi che si propone e come si possa pensare, se non con ilarità, che i magistrati che fino a ieri interagivano tra loro, improvvisamente non lo facciano più. La stessa creazione di due CSM potrebbe creare un’eterogenesi dei fini, per non parlare del sorteggio, un’offesa per i magistrati. I membri laici scelti dal Parlamento con quale maggioranza saranno scelti? Questa riforma supera forse il problema delle correnti? E perché dovrebbe? Il sorteggiato non vivrà certo in una bolla arelazionale, ma farà accordi, convergenze. L’Alta Corte disciplinare inoltre a che serve? Mi preoccupa molto questo intento riformatore. Negli Anni Ottanta un gruppo di giuristi socialisti mise a punto un progetto di riforma tra cui l’obbligatorietà dell’azione penale e la responsabilità civile dei giudici, che però non creò preoccupazioni all’assetto democratico, in cui facevano da contrappeso presidi come i grandi partiti e le grandi organizzazioni dei lavoratori.
Oggi la democrazia è molto indebolita: da oltre un decennio il baricentro della decisione politica si è progressivamente dislocato dalle aule parlamentari al governo, sia a seguito di alcune leggi elettorali, che della scellerata riforma che ha ridotto i parlamentari, a scapito del meridione. Lo stato della nostra democrazia è indebolito: se questa riforma dovesse superare il vaglio della consultazione popolare, l’ultima preoccupazione dal 23 marzo in poi è per la separazione delle carriere. È in corso la discussione di una nuova della legge elettorale e inoltre, se passasse il premierato, ci troveremmo in una situazione senza precedenti, in cui al potere dell’esecutivo non ci sarebbe alcun contrappeso a bilanciarlo. È opportuno spiegare alle persone che il 22 e il 23 marzo andremo a votare per scegliere tra questa Costituzione e un’altra Costituzione, tra una certa idea della democrazia e un’altra.
Oltre un secolo fa un senatore americano John Porter Stockton disse che le Costituzioni sono come Ulisse, che si fece legare al paolo della nave per non cedere alle sirene: le Costituzioni sono come catene alle quali gli uomini si dovrebbero legare nei momenti di lucidità, per non morire di mano suicida nei giorni della follia”.
