Il passo indietro che cambia la partita. Il centrodestra rischia di perdere anche l’ultimo candidato forte prima ancora che la campagna entri nel vivo. L’avvocato Fabio Benigni sarebbe ormai a un passo dalla rinuncia, con un faccia a faccia decisivo previsto per domani a Mirabella con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Un passaggio che, nelle intenzioni, dovrebbe sancire ufficialmente il ritiro. Non è un dettaglio. È il segnale plastico di una coalizione che, almeno su questo appuntamento elettorale, non riesce a trovare una sintesi e si presenta disarticolata, priva di una regia politica riconoscibile.
Effetto domino dopo Giordano
La rinuncia di Benigni arriva dopo quella, già pesante, di Walter Giordano, figura che aveva attraversato trasversalmente gli schieramenti, corteggiata anche dal Partito Democratico. Un’ipotesi tramontata quando la segreteria provinciale ha scelto di chiudere su una candidatura interna, politica. Da qui la riemersione di Nello Pizza, che torna in campo come punto di equilibrio nel partito. Una scelta identitaria, più politica che civica, che segna una linea chiara rispetto alle ambiguità precedenti.
Centrodestra in ordine sparso
Sul fronte opposto, il quadro è tutt’altro che definito. Senza un candidato unitario, il centrodestra si avvia verso una competizione frammentata. Laura Nargi scende in campo con il sostegno di Forza Italia, ma senza simboli ufficiali, segno di un appoggio che resta più tattico che strutturato. Dall’altra parte c’è Gianluca Festa, l’eterno rivale, che si muove su un terreno civico ma con un sostegno politico tutt’altro che invisibile, riconducibile al sottosegretario Edmondo Cirielli. È una competizione dentro la stessa area, più che contro l’avversario.
Le terze vie e i vecchi equilibri
A completare il quadro ci sono altre due candidature che parlano di un sistema politico ancora in cerca di un nuovo assetto. Antonio Limone, manager dell’Asl di Caserta, prova a costruire un campo largo alternativo al Pd, mentre Dino Preziosi rappresenta una componente legata a Gianfranco Rotondi, segno che le vecchie appartenenze continuano a pesare. Il risultato è una mappa elettorale frammentata, dove le appartenenze contano meno delle relazioni personali e dei rapporti di forza locali.
Un voto senza padrone
Questa tornata comunale rischia di trasformarsi in un laboratorio politico, dove nessuno parte davvero favorito e dove le coalizioni tradizionali appaiono indebolite. Il possibile passo indietro di Fabio Benigni non è solo una scelta individuale, ma il sintomo di una difficoltà più profonda: quella di costruire una leadership condivisa. E quando manca il candidato, spesso manca anche la visione.
