Un girone di Novellino. A due passi da Piazza dei Miracoli...

L'Avellino vede lo striscione del traguardo salvezza. I tifosi invocano la permanenza del tecnico

Avellino.  

 

di Marco Festa

A due passi da Piazza dei Miracoli. Si è concretizzato qui, per uno strano scherzo del destino, quello che potrebbe essere stato il successo alla stregua del punto esclamativo sulla salvezza dell’Avellino. L’Avellino di Walter Alfredo Novellino. Esattamente un girone fa, proprio dopo la partita col Cesena, prossimo avversario di turno, il tecnico di Montemarano è tornato ad allenare accettando una missione che, allora, sembrava a tratti impossibile: ricompattare l’ambiente, dare un’identità di gioco ed una mentalità vincente a una squadra discontinua e disorientata. E’ stato “strong” Novellino, per dirla a modo suo, fin dal primo giorno. Lui che dopo la sconfitta a Bari, con l’Avellino desolatamente penultimo, tra lo sconforto generale, affermò sorridendo: “Ci tiriamo fuori”. Incoscienza? No, esperienza. Maniche rimboccate, così come segue le partite dalla panchina: il mister - ancora una volta per onore alla sua predilezione per il british - ha raccolto i brandelli del lupo, ferito. Ma non morto. Come un San Francesco della panchina ha iniziato a comunicargli sicurezza. A trasmettergli voglia di fare; di dimostrare; di tornare ad essere artefice del proprio futuro. Il resto è storia.

Un girone dopo, navigando attraverso la burrasca calcioscommese, con la metafora della scalata della montagna come stella cometa di un cammino inevitabilmente complesso, l’Avellino ha 7 punti di vantaggio sulla zona playout: 6 dice la classifica, ma ci sono gli scontri diretti favorevoli col Brescia, piegato all’inizio di un ritorno a ritmi da promozione diretta, a garantire un prezioso punto “bonus” in caso arrivo appaiato. Dopo Perrotta, Laverone. Perché in un sistema vincente non segnano solo i bomber e non esistono dipendenze dai singoli. A Pisa è arrivata la spallata verosimilmente decisiva per raddrizzare un campionato che stava prendendo una brutta, bruttissima piega. Tanto che ci si può addirittura permettere di volgere già lo sguardo al futuro: non quello prossimo, angosciante, a calcolare punti da recuperare o da preservare, ma quello di un domani che si ha la sensazione basti poco per tramutare in una prosecuzione di un qualcosa di importante. Per cui sembrano essere state poste le basi. Sul web, semplicemente ascoltando gli umori di tanti tifosi, è plebiscito popolare: tutti vogliono la sua conferma. E lui? Ha parlato chiaro: vuole la Serie A. O almeno poter competere per la Serie A. Un desiderio che può tramutarsi in punto di incontro o di rottura rispetto al contratto in scadenza a giugno. Si vedrà. Pochi giorni e tutto sarà definito: in un senso o nell’altro. Ora ci sono da muovere gli ultimi passi per scattarsi il selfie più bello. L’istantanea indelebile, comunque vada: quella mentre viene tagliato lo striscione di un traguardo. Sì: “stay strong” Avellino, come ti ha insegnato Novellino. Perché ora lo vedi, il cucuzzolo della montagna.