C’è qualcosa che vale più del punto conquistato ieri al “Picchi” di Livorno. In grado di acuire l’amarezza per l’ennesima giornata all’insegna dei torti arbitrali. Che dà la possibilità di guardare al futuro con rinnovato ottimismo. È l’equilibrio che l’Avellino sembra aver finalmente trovato dopo sette giornate di campionato, scandite da più bassi che alti. Giornate che hanno lasciato in eredità solo 5 punti in classifica. Dal fischio finale della sfida con gli amaranto, i lupi hanno una consapevolezza: con questo spirito, con questo assetto, con questo cuore, il sereno è destinato a tornare. Meno fioretto e più sciabola. Più protezione e filtro per la difesa. Perché “Primo: non prenderle”, vuoi o non vuoi, è un motto che racchiude una verità in grado di fare la differenza. In Toscana, anche se non c’è controprova, è forte la sensazione che l’Avellino, non fosse stato per Minelli, non avrebbe subito gol. E uno lo aveva fatto. Allora, si riparte da quello che, non per caso, viene chiamato “settore nevralgico”. Lì, con D’Angelo, Jidayi e Arini, i conti sembrano finalmente tornare.
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Marco Festa
