di Carmine Quaglia
Una finale di FIBA Europe Cup onorata, fino in fondo: sfuma un obiettivo, ma la Sidigas Avellino si è ritrovata di fronte ad un vero e proprio muro, quello costruito con dovizia di particolari, lungo i mesi, dalla Umana Reyer Venezia. Un muro che la Scandone ha provato a superare non rassegnandosi dopo il -8 dell'andata e dopo un primo tempo che presentava il saldo negativo di 9 punti per un complessivo -17 nel doppio confronto. Al roster di Stefano Sacripanti e allo staff tecnico va l'onore delle armi: ad oggi un team in fiducia e di qualità indiscussa come quello che può vantare la società lagunare risulta a tratti ingiocabile dalle formazioni di Serie A, anche dalla stessa Sidigas.
Il rammarico per la mancata conquista c'è, non è stato nascosto dal coach e da Lorenzo D'Ercole nel post-gara di ieri sera al Taliercio, ma la Scandone si infrange contro il realismo di una stagione che rischia di legare ulteriori rimpianti al ciclo nato nell'estate 2015. La seconda gara di finale in Europe Cup ha cancellato i dubbi nati dalla pessima prova offerta appena tre giorni prima in casa contro Sassari, probabilmente figlia di un approccio condizionato dalle volontà di rimonta in Laguna, ma conferma alcuni rebus insoluti nella stagione biancoverde. In primis c'è quello relativo al ruolo del playmaker.
Bruno Fitipaldo, acquistato nell'estate scorsa per figurare come play titolare della squadra, scivolato dal quintetto base alla panchina, messo in discussione a dicembre, rilanciato, ma mai davvero decisivo nel sistema irpino, ha giocato solo 3 minuti in una gara da dentro-fuori come quella di ieri a Mestre: riprova del ruolo marginale che ormai ricopre l'uruguagio nelle rotazioni della Sidigas e conferma del dubbio sulla funzionalità nel progetto per chi doveva avere, invece, peso nella decisioni dal parquet. L'ex Orlandina ha trovato spazio solo nel secondo periodo (una tripla in avvio, poi una palla persa con infrazione di campo). Con Fitipaldo, negativa anche la prova di Ariel Filloy (5 punti con il 2/13 dal campo in quasi 30 minuti di impiego), utilizzato molto di più in stagione rispetto all'avventura in maglia Reyer, dove giocava sui 20 minuti risultando oltremodo decisivo: un minutaggio da leggere in chiave generale per sopperire ad alcuni limiti nel reparto esterni, in cabina di regia.
Gli uomini decisivi nel roster della Scandone per il tentativo di ribaltone sono stati Jason Rich (la guardia USA è tornato sugli standard da MVP con 32 punti, frutto del 10/20 dal campo e l'11/12 ai liberi), Kyrylo Fesenko (doppia-doppia da 21 punti e 15 rimbalzi per la valutazione più alta, da 33) e Lorenzo D'Ercole. La guardia toscana passa dai 7 minuti giocati all'andata ai 21 del ritorno con 8 punti. Un trio che, per ironia della sorte, ma nemmeno troppo, fu dominante nel tentativo di evitare la sconfitta biancoverde in Coppa Italia contro Cremona (persa all'overtime) e con cifre molto simili (a Firenze Rich segnò 30 punti, Fesenko firmò una doppia-doppia da 19 punti e 19 rimbalzi, D'Ercole fu il terzo marcatore di squadra come ieri sera con 12 punti). Anche a Firenze Filloy non realizzò con brillantezza (3/11 dal campo con lo 0/6 da 3 punti in 37 minuti). La Sidigas, quindi, ha sì mostrato orgoglio e voglia di riscatto, ma anche ripalesato alcuni dati che sembrano negare successi preziosi e storici per la società irpina che ha deciso, per ora, di non tornare sul mercato (Avellino è la squadra che ha operato il minor numero di inserimenti nel roster: il solo Ortner a gettone ad inizio campionato).
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