Scandone, udienza fallimento: gli avvocati chiedono concordato

Achille e Fabio Benigni: "Il fallimento non sarebbe la soluzione migliore neanche per i creditori"

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Avellino.  

Dopo il rinvio nel mese di marzo, udienza fallimentare questa mattina al Tribunale di Avellino nei confronti della Scandone Avellino, difesa dagli avvocati Achille e Fabio Benigni, che hanno chiesto il concordato per evitare il fallimento del club cestistico irpino. "Abbiamo formalizzato una proposta di concordato in bianco. - spiega Fabio Benigni al termine dell'udienza - Prevede un apporto di finanza terza. Abbiamo notato un certo accanimento giudiziario da parte della Procura. Sostanzialmente, il giudice si è riservato concedendo alle parti i termini per scrivere e replicare. Quindi, aspettiamo la decisione del giudice. In avvio, non c'è stata data la possibilità di esporre la nostra posizione. Proponiamo un'alternativa. Ove dovesse andare a buon fine, andrebbe ad offrire maggiori garanzie ai creditori, all'Erario e allo Stato, anche nell'interesse della Procura. C'è stato un dialogo, uno scontro, uno scambio di idee. Poi sarà il giudice a decidere". La Procura ha richiesto il fallimento del club: "Sostanzialmente sì. Ognuno fa il proprio mestiere. - aggiunge Fabio Benigni - Quindi, è anche giusto che ci sia un confronto acceso. Sarà il giudice a decidere".  

"I termini che ha assegnato sono cinque giorni più altri cinque per le repliche. Quindi, presumibilmente, deciderà tra una quindicina di giorni. - afferma Achille Benigni - È diventato un altro extratime. Nel basket non c'è pareggio. O si vince o si perde. Attenderemo la scadenza dei termini. Le chance? Non sono tantissime, ma nemmeno pochissime. Dipenderà molto dagli elementi che cercheremo di valorizzare e dal Tribunale, che deciderà se la proposta di concordato può essere ammessa. È una situazione complicata, che già ci aspettavamo. L'abbiamo messa a fuoco meglio. Anche quando c'è una situazione complicata, è possibile in ogni caso trovare delle strade alternative al fallimento. Abbiamo cercato di far capire oggi al giudice e al procuratore della Repubblica, che in realtà il fallimento non sarebbe la soluzione migliore. Non lo sarebbe sicuramente per la Scandone e per la città di Avellino. Ma non lo sarebbe neanche per gli interessi che la Procura oggi sta rappresentando, cioè gli interessi dei creditori, in particolare dell'Erario".