“Dov'è il mio thè?”, chiede Don Nicola De Blasio, entrando non in un bar, né in casa di amici...nè nella sua parrocchia. No, entrando in moschea. E su quel thè, che arriva dal Marocco, si apre una discussione lunga: “meglio freddo”, “no, meglio caldo”, “meglio rosso”, “no, meglio verde, ne beviamo a litri in Marocco e ci ammaliamo di meno”. Da queste parti si discute di cous cous, parmigiana di melanzane, thè e di Benevento calcio: argomenti di confronto tra cristiani e musulmani, sebbene, una volta iniziata la discussione, le due religioni passino totalmente in secondo piano, prevalgono gli uomini. Così anche oggi: non è il primo incontro tra la comunità islamica di Benevento e quella Cristiana, il dialogo (che è pure il nome del centro che ospita la moschea) è duraturo, pacifico, amicale. In occasione del venerdì santo Mustapha Gafir, imam della comunità islamica sannita, ha invitato don Nicola De Blasio, direttore della Caritas diocesana e Angelo Moretti, coordinatore.
L'atmosfera è rilassata, si ride di programmi tv in cui si cerca di creare scontri su velo e Corano, si passa ai piatti tipici, al Benevento calcio (c'è qualche abbonato di lunga data tra i musulmani sanniti, e tanti sono sfegatati tifosi giallorssi) e purtroppo alla Juventus, anch'essa popolare da queste parti. In moschea il messaggio dei rappresentanti delle due religioni: “Siamo un esempio piccolo, Benevento e il Sannio sono una microrealtà, ma cerchiamo di costruire la pace, il dialogo, dimostrando che le religioni non possono essere la scusa per scontri motivati solo dal denaro. Passi che facciamo soprattutto per loro”, dice don Nicola, indicando due bimbi riccioluti, con aria da scugnizzi, che scorrazzano amabilmente sui tappeti della moschea.
Parole che arrivano tra un “salam aleikum” e la contestuale risposta “Aleikum salam”: il saluto arabo, che equivale a “La pace sia con te” e il “ti do la pace” di risposta.
“Il Corano parla d'amore – replica l'imam – e quando vedo quello che è accaduto in Egitto non posso non ricordare che il Profeta ha detto chiaramente di rispettare e di non far mai del male ai Copti. La stessa moglie di Abramo, Sara, era copta”.
Sul terrorismo Mustapha non ha dubbi: “Se venisse qualcuno qui a parlare di Isis? Lo denuncerei alla polizia, assolutamente”.
Poco dopo il sermone: è venerdì, giorno sacro per i musulmani, è venerdì santo, giorno importante anche per i cristiani... “Dopo aiuto mia suocera, che è cattolica, a infornare le pastiere” racconta uno dei ragazzi islamici... solo a immaginare il profumo, si allarga il sorriso.
Cristiano Vella
