Ognuno di noi ha uno scudo per cercare di respingere, rimbalzandoli, i colpi che la vita assesta. Non sempre succede, ma va così. Ma uno scudo può anche essere la forma della ricerca di una ideale separatezza tra le realtà ed una dimensione diversa ed insolita. Quella del procuratore capo di Benevento, Nicola D'Angelo, è un mix di passione per la scrittura e la storia. La scrittura come espressione della curiosità e dell'amore per le radici che spiegano chi siamo.
Il risultato è il libro (“Lo scudo Di Kora”) presentato questa sera nella sala Vergineo del Museo del Sannio. Il Museo sannitico di Campobasso, che custodisce l'armatura di Kora, una guerriera sannita del 321 avanti Cristo, è il punto di partenza: il genius loci di un territorio più ampio che rivendica la sua identità attraverso una donna – ha esordito il presidente dell'Ordine degli avvocati, Stefania Pavone – "che è il simbolo del coraggio, della determinazione e del senso di appartenenza. Un donna che anticipa il suo tempo per affermare il suo valore in una società che non la riconosce”, Un ponte tra memoria e futuro, un testo – ha affermato il presidente della Provincia, Nino Lombardi, “che rappresenta il ricordo di qualcosa che il potere voleva far dimenticare”. Capita anche adesso, manco a dirlo.
Il sindaco Clemente Mastella definisce Kora, che combatte contro Roma ed il pregiudizio maschile, “una Giovanna d'Arco ante litteram, esprime forza e coraggio in un periodo buio”. Inevitabile il riferimento al Molisannio, nel quale “ho sperato”, aggiunge il primo cittadino, per il quale “un magistrato che si interessa di sytoria porta qualcosa in più nella sua professione”. Un concetto al quale si aggancia l'avvocato Nico Salomone, presidente della Camera penale, convinto che si possa “parlare di cultura e storia facendo diritto, e che da questo punto di via magistratura ed avvocatura possano fare tanto per migliorare la giustizia”.
Si dice “incantato dal libro, che parla di una storia antica ma anche moderna”, il presidente del Tribunale, Michele Russo, per il quale “è uno stimolo a leggere la storia dalla parte dei vinti”. Sollecitato dalle domande dell'avvocato Mario Collarile, che ha individuato nel libro “la tecnica del romanzo e il ritmo del racconto”, D'Angelo, molisano doc, precisa che l'idea della stesura è nata “da una sensazione d'orgoglio per una guerriera, per un'armatura che simboleggia la libertà”. Il procuratore evidenzia una differenza: “In questa provincia il Sannio è un moto nell'anima, lo spirito sannita c'è anche a Campobasso, ma scavando nella roccia, mentre qui si sente nell'aria”; evoca immagini, come quella di “110 guerriere che si muovo a cavallo”, e così facendo sottolinea “l'orgoglio dei sanniti che hanno sfidato Roma e l'hanno messa in ginocchio”. Roma – continua – "ha avuto la capacità di trarre insegnamenti dai suoi errori, aveva un livello decisionale decisamente superiore rispetto a quella delle tribù sannite che dovevano riunirsi, ognuna con il suo capo”. Perchè Kora, alla quale il fato aveva dato la possibilità di cambiare il destino del mondo? Perchè il coraggio e l'audacia sono fortemente femminili.
